Una sessantina di medici, infermieri e ostetriche dell’Associazione Gris di Trento, si sono resi disponibili a fornire assistenza ginecologica gratuita per profughe e richiedenti asilo. Il tutto è stato possibile grazie ad un accordo con l’Azienda sanitaria che ha messo a disposizione ambulatori a Trento e Rovereto.

In realtà tutti i richiedenti asilo e i titolari di protezione internazionale sono iscritti al Servizio sanitario nazionale e quindi potrebbero accedere agli ambulatori dei medici di medicina generale. Ma profughi e richiedenti asilo di solito preferiscono il Pronto soccorso e proprio per evitare un sovraffollamento di quest’ultimo è stato deciso di attivare la convenzione con questo gruppo di medici e infermieri volontari formati proprio per far fronte ai bisogni dei migranti.

A febbraio 2018 è stato aperto, due giorni a settimana a Trento e Rovereto, un ambulatorio di medicina generale. 64 le visite effettuate in tre mesi. Si tratta soprattutto di visite di controllo legate alla tubercolosi, infezioni delle prime viee aere, dermatiti ma patologie gastrointestinali, cefalee, insonnia, amnesia e certificazioni per pregresse violenze. Di questo, ma anche di aspetti antropologici e psicologici per la promozione e la tutela del benessere psicofisico dei migranti, si è parlato ieri a Trento nel corso del seminario “Diritto alla salute e flussi migratori” organizzato all’Auditorium dell’Azienda sanitaria da GriS, Medici con l’Africa Cuamm e Centro per la Cooperazione Internazionale.
In Trentino, come riportato da L’Adige, i richiedenti e titolari di protezione internazionale sono attualmente 1.592, 74 in meno dall’inizio dell’anno. Di questi 250 sono donne e 1.342 uomini.

Questa iniziativa di volontariato ha ottenuto anche l’avvallo dell’Assessore Luca Zeni che a ottobre aveva dichiarato: “Si tratta di un ulteriore tassello che contribuisce a migliorare e perfezionare il progetto trentino di accoglienza. Un modello che non si limita a rispondere ai bisogni primari dei migranti, ma che punta al loro inserimento nella comunità, nel reciproco riconoscimento dei diritti e dei doveri di ciascuno”.