Due milioni di adesioni per il Family Day

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Oggi, 30 gennaio 2016, in tutta Italia si celebra la giornata nazionale della famiglia. In occasione del Family Day, il Circo Massimo di Roma accoglie “due milioni di manifestanti, come comunicano gli organizzatori dell’evento su dati della Questura, in difesa dei valori tradizionali cattolici della famiglia e in contrapposizione all’estensione dei diritti per le famiglie omosessuali.

Il nome sembra avere origine dalla manifestazione tenutasi in piazza San Giovanni in Laterano a Roma il 12 maggio 2007 su iniziativa del Forum delle associazioni familiari in segno di protesta contro il disegno di legge del governo Prodi noto come DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), che intendeva riconoscere giuridicamente le convivenze stabili tra coppie eterosessuali o omosessuali. In seguito il termine è entrato a far parte del gergo giornalistico ed è stato utilizzato per indicare diverse altre manifestazioni sia in Italia che in Spagna.

Le origini autentiche del Family Day, però, sono da ricercare oltreoceano, negli Stati Uniti d’America. Si tratta di una festa nazionale che in Nevada cade a novembre, il giorno successivo a quello del Ringraziamento, mentre in Arizona si celebra la prima domenica di agosto, ogni anno dal 1978. Questo giorno di vacanza negli USA ha un significato spirituale che trascende dal culto religioso. Gli americani trascorrono il Family Day con le proprie famiglie, prendendosi una tregua dagli oneri del lavoro. Anche il Sud Africa e alcune province del Canada hanno accolto lo spirito e la festa nazionale del Family Day.

In Italia il significato di tale locuzione già esistente è stato traslato diversamente. D’altronde, perché utilizzare termini anglofoni in riferimento alla manifestazione dedicata a celebrare la famiglia tradizionale cattolica? Si ricorda che Enrico VIII d’Inghilterra fu il fondatore della Chiesa Anglicana protestante e si distaccò per primo dall’egemonia di Roma. Cambiando fede, il monarca della dinastia Tudor riuscì a legittimare il divorzio, a separarsi da Caterina d’Aragona per sposarsi con Anna Bolena.

Se è vero che questo Family Day ha riscosso un clamoroso successo, con oltre due milioni di persone accorse al Circo Massimo a manifestare per il diritto naturale alla famiglia, d’altro canto non sono mancati i tentativi di antagonismo. Il Post incalza: “È semplicemente impossibile che il Circo Massimo possa ospitare due milioni di persone: è una questione di fisica. (…) nelle condizioni ideali al Circo Massimo e nelle vie immediatamente adiacenti possono trovare spazio 4×85 mila persone: cioè in tutto 340 mila persone. È molto probabile però che oggi a Roma siano in molti meno”.

Il sito FamilyDay2016.it è stato hackerato: lo annuncia un comunicato di Anonymous che è stato pubblicato stanotte sulla homepage dell’organizzazione del Family Day con la scritta ‘Stop Omophobia – Love is Love’, con la rivendicazione di Anonymous Italia. Il sito è stato irraggiungibile fino alle 9 di stamattina”, esordisce TGcom24. Le argomentazioni di chi si esprime a sfavore del Family Day nostrano mirano soprattutto agli stati d’animo dei discriminati, degli omosessuali che, senza il riconoscimento legale dei propri legami, a quanto pare non potranno mai conoscere i connotati della felicità.

Un altro tema su cui si è lungamente discusso, oltre alla legalizzazione delle unioni civili tra coppie dello stesso sesso, è la possibilità per le coppie omogenitoriali di avere figli legalmente riconosciuti in Italia. Tante sono le voci a favore, ma ad attirare l’attenzione della stampa e della stessa comunità LGBIT sono quelle dei gay fuori dal coro, rappresentanti del mondo dello spettacolo come Alfonso Signorini e Cristiano Malgioglio. Quest’ultimo, intervistato a La Zanzara su Radio24 nel 2014, afferma: “Il matrimonio gay mi sembra una battaglia antica, vecchia. Io non mi sposerei mai e non adotterei mai dei bambini. Un bambino deve crescere con una donna, la parola mamma è troppo importante.”

Anche Domenico Dolce e Stefano Gabbana nel 2015 si erano espressi a favore della famiglia eterogenitoriale sostenendo che “i figli della chimica non hanno mamma e papà” e scatenando così l’ira di Elton John, Courtney Love e molti altri. Adesso sembra che il nuovo anno per gli stilisti D&G sia cominciato con un cambio di rotta. Il brand ha prodotto una nuova linea di t-shirt e borse raffiguranti famiglie omogenitoriali che sorridono tenendo in braccio bambini di etnie diverse, adottivi.

In conclusione, su tutti e due i lati delle barricate che lottano sul fronte dei diritti familiari sembrano giocare delle lobby sopraffine spesso nascoste da sentimentalismi egoisti. Quali saranno gli esiti?

Di Alessandra Schirò

(Photocredits to: corriere.it)

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