Gender Fluid: l’espressione del non sentirsi né uomo né donna

Il Gender Fluididentità fluide, tradotto in italiano – è l’espressione più particolare del concetto di unisex. Non si tratta di avere una qualsiasi caratteristica predefinita, non si tratta di essere uomini o donne, ma, detto in parole povere, si tratta di sentirsi tanto uomo quanto donna, dipende dai momenti.

Il Gender Fluid non si sviluppa oggi, ma già nel 2011, in California, dove si intreccia con moda e arte. Mim Weisburd – un’artista statunitense – è un po’ l’ambasciatrice di questa fluidità di genere e lo si capisce nelle sue parole quando spiega che “Essere gender fluid significa identificarsi come né maschio né femmina, oppure entrambi, e rifiutare il concetto che esistono due generi“. Questo concetto, che percepito così potrebbe lasciare qualche perplessità, ha delle fondamenta che vengono sempre spiegate dalla Weisburd, sostenendo che il concetto di genere, nel corso della storia dell’umanità, è stato usato per dare dei ruoli ben precisi e ben definiti all’interno delle relazioni con gli altri, della famiglia e della società stessa.

Questo stile di vita sta nella totale libertà d’espressione. Da qui sono nate, nel corso degli anni, collezioni di moda prettamente “unisex”, staccandosi dal concetto di maschile o femminile. Di conseguenza, tutto ciò ha portato pian piano una nuova sensibilità estetica che ha influenzato anche l’arte, la musica, ma anche l’industria della cosmetica e il più recente mondo degli influencer.

Anche qui in Italia abbiamo un esponente Gender Fluid: Milovan Farronato, critico d’arte piacentino e curatore di mostre ed esposizioni di caratura internazionale, direttore del Fiorucci Art Trust, un centro di ricerca e produzione artistica contemporanea. Nel 2018, Farronato è stato nominato dal Ministro dei beni culturali, Alberto Bonisoli, come curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2019.

Alcune persone non hanno gradito questa scelta, ritenendo che esistessero curatori professionalmente più adatti di Farronato per quel ruolo. Queste critiche, però, instaurano qualche dubbio sul fatto che queste persone non condividano questa nomina semplicemente per un “fattore estetico” più che di merito.

Il Gender Fluid non ha nulla a che vedere con l’omosessualità o con la promiscuità, perché decide di oltrepassare queste terminologie, come fossero staccionate che ne limitano la libertà. Non si parla di libertà sessuale, anzi, si tratta di una manifestazione consapevole e orgogliosa di non mettersi dei paletti che potrebbero, almeno per chi si sente un genderless – senza identità, senza genere – ad un’omologazione con gli altri, senza possibilità di sentirsi se stessi.

Non può piacere a tutti questo stile di vita, ed è comprensibile, perché questo Gender Fluid rappresenta anche un’altra cosa importante: la negazione di quello che si è davvero, portando, forse, a mentire a se stessi su quello che siamo o su quello che vorremmo essere. Questo stile di vita dà l’impressione di essere figlio della società liquida di Zygmunt Bauman – sociologo e filosofo polacco – che spiegava come l’incertezza, dettata dal consumismo e dalla globalizzazione, avesse condizionato le persone, instaurando in loro la grande paura dell’esclusione sociale. Piuttosto che sentirsi esclusi, si preferisce apparire.

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Informazioni su Emanuele Marangon 22 Articoli
Sono un ragazzo cresciuto fin da piccolo con un pallone tra i piedi e un joystick tra le mani, ma crescendo ho trovato decisamente più appagante l'utilizzo di una biro o di una tastiera. Sicuramente mi risulta più semplice parlare di calcio che praticarlo, soprattutto visto il mio fisico esile che mi fa sembrare l'unico insetto stecco con gli occhi