Sono una donna, dunque sanguino”. L’istruttrice di yoga Stephanie Gongora ha postato un video su Instagram in cui si diletta in una serie di posizioni yoga mostrando i pantaloni bianchi sporchi di ciclo mestruale. La didascalia che accompagna il post recita:”E’ caotico, è doloroso, è terribile ed è bello. E tuttavia, voi non lo sapreste. Perché io lo nascondo”. La denuncia della Gongora è mirata a rompere i tabùlegati a quella che lei stessa definisce “una naturale funzione del corpo”, dovuti a secoli di cultura che hanno indotto la donna a “vergognarsi di sanguinare”.

L’istruttrice denuncia come ancora oggi bisogna abbassare la voce per parlare di tamponi, nasconderli nelle tasche o nei cassetti più remoti, usare nomignoli stupidi per riferirsi al mestruo. Le donne dovrebbero smettere di nascondere “la vera cosa che dà continuità alla specie”, cominciare a parlarne ed educare le proprie figlie.

Il tabù del ciclo è stato sdoganato diverse volte soprattutto in ambito sportivo e le Olimpiadi di Rio 2016 l’hanno dimostrato chiaramente: Federica Pellegrini, ad esempio, in una recente intervista ha attribuito la sua prestazione negativa ad un errore nel calcolo del ciclo; la cinese Fu Yuanhui, apparsa molto stanca durante la gara, aveva confessato:”Proprio ieri mi è arrivato il ciclo, ma questa non è una scusa”. Le dichiarazioni delle atlete sono state definite “storiche”, in quanto hanno portato alla luce un deterrente per le atlete donne fino ad allora sottovalutato. Eppure, uno studio del 2011 su un gruppo di rematrici volto a testare la loro frequenza cardiaca, il consumo di ossigeno, la potenza, i livelli di lattato nel sangue e altre misure di resistenza non ha trovato nessuna variazione nei risultati, indipendentemente dal giorno di ciclo di ogni donna.

Ma, come ricordava la Gongora, il ciclo mestruale è doloroso e non è uguale per tutte le donne. Crampi alla pancia, mal di reni, mal di testa, stanchezza, depressione, sbalzi di umore: spesso per alcune donne è difficile portare avanti la propria routine quotidiana. Per questo motivo, alcune aziende, come la Nike o la Coexist, hanno inserito il congedo mestruale nel proprio codice di condotta. Una soluzione simile in Italia, presentata lo scorso aprile da quattro esponenti femminili del PD, aveva sollevato critiche circa l’ulteriore disparità con gli uomini.

Eppure, dai diversi spot pubblicitari in televisione il tabù mestruo appare solo un ricordo: il ciclo viene chiamato con il suo nome, i tampax vengono mostrati senza involucro e le donne non si vergognano affatto di mostrare i sintomi legati alle mestruazioni. Su questa scia, un esperimento per la pubblicità dei Tampax 2016 mostra come un uomo spesso non sappia come o dove si usa un eye-liner, ma riconosca subito la scatola di tamponi.

L’esperimento della Gongora non è stato ben accolto da tutti sui social e soprattutto dalle donne. Molte, infatti, non hanno condiviso le modalità con cui l’istruttrice ha inteso “rompere un tabù”, considerandola più una questione di igiene. In effetti, la trovata è stata sicuramente provocatoria, ma piuttosto fuori luogo. Sicuramente nobili i consigli di parlarne senza vergognarsene, ma risulta difficile trovare un senso al video. Un commento su Twitter ironizzava così:”Anche ‘espellere le feci’ è una cosa naturale: attendiamo il video”. Quando l’ostentazione è di cattivo gusto.

Antonella Gioia