JOHN GALLIANO CONQUISTA MAISON MARTIN MARGIELA

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Chissà quale John Galliano avrà scelto la Maison Martin Margiela. Forse quello che ha fatto suo il decostruttivismo di Rei Kawakubo, segnando una svolta nella moda di fine anni ’80 e definendo nuove regole per i volumi e gli accostamenti cromatici. Ma potrebbe anche essere quel Galliano che, durante il matrimonio artistico con Dior (durato oltre un decennio), è stato accusato di anti-semitismo per alcune affermazioni fuori da un bar di Parigi. Questo episodio ha avuto un suo costo, dato che gli ha causato l’estromissione da incarichi prestigiosi e un allontanamento dalle scene.

L’immagine di Galliano non è uscita del tutto pulita da questa vicenda, che secondo alcuni si è trasformata nel pretesto per chiudere delle porte alla sua arte. Oggi cala il sipario sul Galliano rissoso, perseguitato dai demoni di alcol e droghe, mentre si accendono i riflettori su uno dei personaggi più geniali del design contemporaneo. Sull’altare mediatico, insieme a lui, una delle case di moda più influenti a livello internazionale, connotata da una ricerca che parte da molto lontano. Erano gli anni ’80 quando il belga Martin Margiela ha applicato al fashion le nuove anti-regole della stilista giapponese Rei Kawakubo. In un mercato dominato da volumi importanti e un lusso ostentato, questa avanguardia ha portato tagli monacali, lunghezze estreme, il concetto di copertura al posto di quello di esaltazione della figura, tutto in un trionfo di austerità e understatement. La missione di Margiela è stata riassunta dal termine “decostruzione”, perché per ogni pezzo ricco lui andava alla ricerca del lusso minimo, un parametro mai apprezzato prima di quel momento.

Un passo indietro. In architettura il decostruttivismo è caratterizzato dalla manipolazione di una facciata, più che della struttura interna. Il guscio non è lineare: riprende l’idea che la realtà sia frammentata e che allo stesso modo la superficie debba essere il meno uniforme possibile. Il caos è il vero elemento ordinatore, fucina creativa dell’universo e ispirazione massima. Martin Margiela ha metabolizzato questa corrente “disfunzionale”, creando un’anti-moda che lo ha consacrato definitivamente prima nelle sfilate e poi negli armadi di tutto il mondo.

Interessante come la Maison Martin Margiela, da sempre portatrice sana di geometrie, abbia incontrato e scelto l’altrettanto disarticolato John Galliano, imprevedibile e artisticamente armato, proprio come potrebbe essere il cemento tanto caro alla tradizione decostruzionista. Questo sembra essere l’unico punto di incontro, dato che Galliano sa essere eccessivo e barocco come pochi altri stilisti al mondo, rappresentando con le sue creazioni una sfida continua. John Galliano ha bisogno di una seconda possibilità per dimostrare al mondo di non essere soltanto quello delle “dure affermazioni parigine”: allo stesso modo Renzo Rosso, genio italiano e presidente di OTB (“Only The Brave”, holding che controlla non solo Maison Martin Margiela, ma anche marchi quali Marni, Viktor & Rolf e Diesel), vuole infondere nella moda uno spirito nuovo. Eccolo tornato, questo John Galliano selvaggio e indomabile, visionario quanto basta per far funzionare un’unione talmente particolare da risultare credibile come poche altre.

Le due parti dovranno creare un equilibrio senza precedenti, scisse così fra eccesso e misura, Eros e Thanatos, chiasso e silenzio. John Galliano diventa il nuovo direttore creativo di Maison Martin Margiela: sembra una dedica a chi pensava di aver già visto tutto. Termina così l’esilio di una mente eclettica, pronta per contraddire e contraddirsi con raffinatezza, spingendo la moda oltre la sua stessa idea di evoluzione.

Viviana Leveghi

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