DA ROSSINI ALLA PAUSINI: L’ITALIANO MEDIO NON AMA SE STESSO, STRANO PAESE IL NOSTRO

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Gioacchino Rossini non è un “grande” compositore di tutti i tempi, bensì un modesto musicista compositore che ha avuto però un’enorme fama, per alcune delle sue composizioni, qualitativamente superiori di gran lunga alla media nazionale, quali Il barbiere di Siviglia, L’italiana in Algeri, La gazza ladra e Guglielmo Tell.
Gran parte dei lettori, secondo statistica, non hanno mai ascoltato nessuna di queste opere di Rossini e se per accidentale casualità ne sono stati partecipi, non hanno in ogni caso riconosciuto e saputo che si tratta di un compositore nato a Pesaro nel 1792, tra i pochi compositori dell’epoca italiani, tutt’al più avranno definito come “musica classica” le sue musiche, peraltro compiendo un gravissimo errore, poiché, se gli strumenti sono quelli della classica, in realtà la sua composizione è per la maggiore “opera rinascimentale” composta nell’800, ovvero in ritardo rispetto al Rinascimento italiano, databile dal 1350 in poi.

Premesso questo, il tema in corso non è tale da scendere in approfondimento stilistico, bensì nato per riflettere sulla diversità di attenzione che l’orecchio tende ai musicisti locali, rispetto ai musicisti internazionali. Quello che vale per Rossini, compositore dell’epoca, paragonabile per periodo storico ai musicisti dell’800, vale anche ora. Egli si trovò a competere con Beethoven, Mozart, Bach, Hendel, Wagner, Debussy, Chopin, e Verdi.

Offuscato dal mito austroungarico del musicista delle ricchissime corti d’Oltralpe, fu sostanzialmente lasciato in disparte fino alla sua riscoperta, avvenuta agli inizi del ‘900, per probabile inflazione dei miti tedeschi, quali Mozart e Bach, che lasciarono ben poco spazio alla musica italiana, seppure d’autore, nel panorama europeo.
Alla luce del decorso di queste opere classiche memorabili, che ogni amante della musica detiene in casa e conosce, non si può non pensare a quanto sta ciclicamente ripetendosi per la musica attuale. Facciamo quindi un salto temporale di solo 200 anni, per arrivare a ieri, al 1950 e seguito.

Siamo nel secondo dopoguerra: l’Italia ha ripreso a vivere con onestà intellettale e, tutto sommato, un certo benessere che prelude agli anni sessanta.
Il Trio Lescano, Natalino Otto, Fedora Mingarelli, Tiola Silenzi .. anni quaranta e cinquanta .. silenzio .. chi sono costoro? Bene, i giovani non li conoscono, ma conoscono la TV, e ricordano a memoria le pubblicità .. “La più bella del mondo”, “Un’ora sola ti vorrei”, “Tu, solamente tu”, “Pippo non lo sa” .. accidenti .. ma le sanno tutte! No .. non sono canzoni composte dal venditore di padelle, neppure dal venditore di aspirapolveri .. sono canzoni, che fecero ballare i nostri nonni e i nostri genitori.

Negli stessi anni .. Elvis Presley .. il sessantotto, the pelvis in Memphys .. o così dicono i cialtronisti.
E oggi che dire, passati i Beatles e gli Stones, che hanno parlato di dimensioni diverse, frontiere che si sognano, realtà che non si vivono mai, oggi è come con il Rossini, parlare con un giovane di Laura Pausini, Giorgia, Tiziano Ferro, si rischia pure la presa in giro. Invece, a parlare di musica di nicchia, magari da discoteca, ma proveniente da Oltralpe .. che gran cultura.

Sembra che anche per l’arte l’erba del vicino sia sempre più verde .. eppure fenomenisti musicali alla Britney Spears o alla Ace of Base, per quanto ballabili a tutto volume, non hanno un briciolo della qualità dei nostri interpreti. Gusti? Questione di soldi? Vergogna di cantare in italiano? Non si sa, ma è testato scientificamente, che dopo i 40 anni si cominciano a canticchiare pure le canzoni di Albano Carrisi e di Adriano Celentano, come dire che per il Rossini alla fine, la speranza resta, come per i musicisti che sono attualmente in commercio in Italia, sempre sperando che non si decada nel nulla più oscuro, appiattendo la musica su tastiere, chitarrine e tamburelli. Come vorrebbe fare il mercato. Cantare più semplice .. costa meno .. ma inganna tutti .. nel frattempo Rossini .. il buon Rossini, lo conoscono pure in Russia e in Cina, nonché arrivano in Italia per partecipare e fruire dell’opera, abbiamo ancora molto da imparare per fare strada e .. soldi.

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