Russia e Turchia: sanzioni e traffico di petrolio

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Continuano le ostilità tra Russia e Turchia sul fronte della lotta contro l’ISIS. Una nuova ondata di sanzioni è in procinto di essere stipulata dalla Federazione Russa ai danni del prodotto turco, in replica all’attacco aereo del 24 novembre.

Il 26 novembre 2015 si è tenuta al Cremlino una riunione di governo presieduta dal premier Dmitrij Medvedev. Durante l’apertura egli ha dichiarato che “Il governo è incaricato di elaborare un sistema di misure per rispondere a un atto di aggressione al settore economico e a quello umanitario”, incaricando i presenti di consegnare le proposte in risposta all’antagonismo della Turchia in due giorni, in modo da formularne un decreto governativo a tempo indeterminato che non vada, però, in contrasto con le norme dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Nel contempo Recep Tayyip Erdogan chiede al parlamento turco di redigere una nuova costituzione che garantisca maggiori poteri al presidente e non fa un passo indietro rispetto alle sue posizioni. “Penso che se c’è una parte che deve scusarsi, non siamo noi. Deve scusarsi chi ha violato il nostro spazio aereo. I nostri piloti e le forze armate hanno semplicemente fatto il loro dovere”, ha dichiarato egli stesso ieri in un’intervista alla Cnn.

In un clima di desolazione globale difronte al terrore dell’ISIS, è incomprensibile come due potenze trovatesi a combattere contro un nemico comune possano entrare in conflitto così facilmente. Da un lato, secondo Erdogan: “La Turchia è l’unico Paese che combatte realmente l’Isis e Bashar al-Assad è colui che più lo sostiene”. D’altro canto il governo russo sostiene che dietro alle organizzazioni terroristiche ci sia un traffico illegale di petrolio dallo Stato Islamico alla Turchia. Putin con i suoi raid aerei alle zone dell’ISIS deve aver destabilizzato questo fruttuoso contrabbando. Verosimilmente, per questo motivo i piloti dell’F16 turco hanno attaccato il SU24 russo sul territorio siriano.

Nel medesimo scenario di conflitto globale, la Russia si ritrova a dover fare i conti ancora una volta con la questione ucraina. La Crimea, infatti, annessa alla Federazione Russa dal referendum di marzo 2014, da cinque giorni è rimasta senza luce e versa in stato di emergenza: presunti estremisti ucraini hanno fatto saltare in aria due tralicci dell’alta tensione. In risposta a questo da ieri Gazprom ha bloccato le forniture di gas all’Ucraina e Kiev ha replicato vietando il sorvolo agli aerei russi. Le tensioni non accennano a placarsi.

In conclusione, nella speranza che le ostilità si plachino al più presto, non si può che fare appello alla diplomazia delle Potenze e delle organizzazioni mondiali affinché riescano a ripristinare la sicurezza internazionale negli interessi del popolo.

 

Di Alessandra Schirò

 

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