ADOLESCENZA E SESSO: ANCHE IL TRENTINO COME IL RESTO D’ITALIA?

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È vero che i ragazzini di oggi non aspettano più di tanto, prima di provare il sesso per la prima volta? L’adolescenza è una fase molto delicata della vita e, tra l’altro, è anche il periodo in cui i giovani raggiungono una certa maturità sessuale. Gli adolescenti avvertono il bisogno di segnare il passaggio alla vita adulta anche attraverso il sesso: occorre prenderne atto.

In tutto ciò sembra evincersi il grande conflitto interiore che oggi più che mai coinvolge i giovani, in quell’enigma dell’altro che sempre più riflette un limite, da oltrepassare.

E poco importa se “il tempo delle mele” sembra essersi concluso da tempo, oggi si lascia spazio alla scoperta, sempre più precoce, che vedrebbe gli adolescenti cimentarsi in quel passaggio alla vita adulta, anche attraverso il sesso. I dati comunque, sembrano riflettere una realtà che, seppure appaia tragica, non lo è davvero. In Italia infatti, l’età media del primo rapporto è tra le più alte d’Europa. Secondo uno studio effettuato dalla Durex (sulla base delle risposte a 34 mila questionari) nel 2012 gli adolescenti italiani hanno, in media, il primo rapporto sessuale a 19,4 anni (si tratta di una media appena inferiore a quella spagnola, 19,5, e superiore a quella francese, 18,7 e a quella tedesca, 17,8), mentre nel 2007 l’età media del primo rapporto in Italia era 18,9 anni.

Dati confortanti, che riflettono quanto l’adolescenza sia una fase molto delicata della vita, un’età piena di problemi, ma anche di scoperta di sé e degli altri. Scoperte che possono condurre a veri e propri rischi.

In quest’ottica, lo sguardo va alla recente inchiesta condotta su una scuola di Milano, in cui molte adolescenti hanno raccontato quanto per loro, per la loro identità e il loro essere “riconosciute” all’interno di dinamiche sociali o gruppi, costituisse enormi sacrifici in termini relazionali. Adolescenti  di 14 anni costrette a sacrificare il proprio corpo e la loro adolescenza, in cambio di relazioni sessuali  che segnerebbero il superamento di quel confine tanto interiore quanto sconosciuto e delicato. Di un atto necessario per evitare l’emancipazione sociale e culturale.

E’ la stessa Chiara, del liceo Ginnasio di Milano che racconta da dentro la versione oggettiva dei fatti, commentando duramente la realtà di quel contesto, in questo articolo de “Il fatto quotidiano”, affermando che:

Se non ti fai sverginare, sei una sfigata. Perché se non la dai via entro i primi 12 mesi del primo anno di liceo, vieni emarginata. Nella totale indifferenza collettiva, senza troppe pressioni da parte dei ragazzi, perché non ce n’è bisogno.

Una triste realtà, che emerge dalla paura identitaria del rifiuto, di canoni sociali errati e trasmessi tutti i giorni in quella società a luci rosse, in formato 2.0, schiava della “rinuncia” alle cose semplici , dei valori tradizionali trasmessi dalle famiglie, sempre più alle prese con altri tipi di problemi, dimenticando i giovani. Giovani che oggi più che mai, danno l’impressione di essere allo sbaraglio, in balia di un mondo conforme a determinati modelli, schiavi del progresso tecnologico, di quei mezzi di comunicazione che isolano senza unire, di realtà virtuali in cui vi sono “migliaia di amici su un social network” ma nemmeno uno vero nella vita reale. Vita in cui tutto ci è concesso, ma senza nulla di concreto.

Siamo sicuramente entrati nella società globalizzata, unitaria e conforme a determinati canoni sociali. Ma siamo allo stesso modo sicuri che il perdere certe identità, se non addirittura certe unicità, anticipando i tempi e i passaggi necessari ad una corretta formazione dell’individuo, rispecchi il vero progresso di un paese?

Giuseppe Papalia

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