ANGELO SCOLA, IL QUASI PAPA

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Entrato “Papa”, ne è uscito cardinale. Vittima della maledizione d’ogni conclave – chi entra “Papa”, ne esce cardinale, appunto – Angelo Scola, il quale in partenza si stimava avesse molti consensi (circa 45-50, mentre 25 e 15 erano quelli stimati per gli altri papabili, Scherer e Ouellet) non ce l’ha fatta. E dire che su di lui avevano scommesso in molti, a partire dai bookmakers stranieri, i quali avevano addirittura pronosticato il nome che avrebbe scelto una volta eletto: Leone XIV [1]. E invece niente, nulla di fatto. Qualcuno sostiene a causa dell’origine ciellina e non gradita a tutti, altri per il fatto che anziché 50, alla prima votazione, a lui sarebbero arrivati meno di 30 voti, cosa che avrebbe portato presto ad una svolta inattesa; sta di fatto che colui che nel preconclave veniva definito contemporaneamente come «il candidato più forte fra gli italiani» [2] e quello «dei riformatori non italiani» [3] – lo abbiamo detto – non ce l’ha fatta. Ma chi è costui? Qual è il suo pensiero e per quale ragione era ritenuto papabile?

Classe 1941, figlio di un camionista e di una casalinga, quest’omone di 1 metro e 83 di altezza rappresenta una brillante sintesi fra fede e cultura. Autore e coautore di almeno 70 libri – 71, secondo la sua biografia on line – Scola è infatti profondamente convinto, come lo è stato Benedetto XVI, della centralità che il fatto religioso deve ricuperare sulla scena pubblica ed occidentale e soprattutto su quella esistenziale di ciascuno. «La debolezza dell’attuale proposta cristiana – disse una volta – sta nell’incapacità di mostrare l’ implicazione antropologica, sociale e cosmologica dei misteri della nostra fede» [4]. L’arcivescovo di Milano dunque non nega, parole sue, l’esistenza del «dramma del postconcilio» [5] e neppure le attuali difficoltà della Chiesa di presentarsi al mondo, ma rimane tuttavia persuaso della capacità di un riscatto del Cristianesimo.

Una convinzione che deriva in parte dal suo carattere energico – sin dagli anni Settanta si faceva notare come «giovanottone dai capelli col ciuffo sulla fronte rossi, la parlantina da leader sessantottino, la passione per le istanze popolari» [6] – ed in parte dalla sua robusta formazione teologica, che lo ha portato, anche grazie al sodalizio con teologi del calibro di De Lubac (1896 – 1991), di Von Balthasar (1905 – 1988) e dello stesso Ratzinger, a scommettere in quella che lui, sulla scia di altri pensatori, ha definito la «riaffermazione del religiosonella vita personale e sociale» [7]. A differenza di pastori anche autorevoli che danno la priorità all’incontro fra credenti e non credenti, Scola reputa quindiimprescindibile un incoraggiamento ed una conversione di tutti i credenti, vecchi e nuovi.

Di questo ritorno della religione Scola è sempre stato intimamente convinto, arrivando in tal senso ad esporsi in modo talvolta forte sin da giovane – don Giussani, che lo considerava un fuoriclasse, temeva di averlo “bruciato”: «Colpa mia, l’ho buttato troppo in prima linea» [8] – rispetto ad una tendenza culturale allora avversa, di contestazione, che voleva la religione in agonia e prossima, per dirla con Luckmann, al suo farsi invisibile [9]. Le cose sono andate diversamente, e mentre autorevoli filosofi non credenti si stanno interessando al fenomeno religioso come risorsa pubblica – sempre illuminante, a questo riguardo, il colloquio fra Jürgen Habermas e Ratzinger [10] – anche nella Chiesa, dopo una lunga crisi, arrivano segnali positivi: dopo l’ultima Giornata Mondiale della Gioventù, ad esempio, in Spagna si è verificato stato un aumento (+6,5%) delle vocazioni [11].

Ma torniamo al ritratto di Angelo Scola. Un uomo colto, energico e di fede granitica, abbiamo detto. Ed anche di storia umile, storia di cui è andato sempre fiero, rivendicando ripetutamente la sua origine paesana: «Non scrivete che sono di Lecco, perché io sono di Malgrate» [12], ha più volte ricordato ai giornalisti. Alunno modello e generoso (era il primo della classe, ma passava i compiti agli altri), da giovane, precisamente tra i 14 ed i 18 anni, visse una forte passione politica di stampo marxista, alimentata anche dal padre, impegnato nel partito socialista di Nenni [13], che lo portò ad allontanarsi dalla fede. Poi, nel 1958, su insistenza di un compagno, il primo dei due incontri che gli cambieranno la vita: quello con don Luigi Giussani (1922-2005). «I miei interessi si erano spostati sulla politica e sulla letteratura russa e americana. Ma quel giorno – ricorda – quando sentii don Giussani parlare così, ebbi un fremito, e cominciai a guardare Cristo in maniera diversa».

Nacque allora, se così possiamo dire, il “vero” Angelo Scola, il cattolico convinto ed appassionato, l’uomo di fede. Ma ci fu anche un altro evento-chiave nella sua formazione, un altro incontro; che avvenne qualche anno dopo, precisamente nel 1971, in un caratteristico ristorante sulle rive del Danubio con un altro grandissimo: il professor Ratzinger [14]. Come con Giussani anche col futuro Benedetto XVI l’incontro non fu casuale, tanto che i due, Scola e Ratzinger, si rividero a Roma nel 1982: il primo chiamato ad insegnare Antropologia Teologica nell’allora nuovo Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, il secondo come nuovo Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ex Sant’Uffizio, ruolo da con cui il futuro Ratzinger valorizzerà don Scola come consultore della Congregazione della dottrina della fede [15].

E di qui in avanti, come potete immaginare, ci sarebbe molto altro da raccontare. Quel che poi ha fatto la differenza è la scelta di Benedetto XVI di nominare Scola arcivescovo di Milano, ponendolo alla guida della diocesi più grande del Mondo, scelta che ha confermato una volta di più quanto costui fosse da ritenersi a tutti gli effetti un “ratzingeriano” e che si è inscritta in un rapporto di stima e amicizia antico, profondo, consolidato. Rapporto che indubbiamente ha avuto il suo peso anche in conclave dove, lo dicevamo all’inizio, Scola era da molti, e proprio per questo, ritenuto papabile. E non da oggi. Tanto che anni fa, quando gli venne fatto notare che da Venezia, dove lui era patriarca, tanti suoi predecessori sono po arrivati al papato, non si scompose limitandosi ad una umile constatazione: «Mi incute reverenza che uno è santo, uno è beato e il terzo è sulla via della santità» [16].

Le idee di Scola, in aggiunta a quanto già rammentato, sono quelle di un uomo che crede sì al dialogo fra le religioni ma che, a differenza di altri, ha ben presente un fatto scomodo, vale a dire la fortissima persecuzione anticristiana, persecuzione che solo fra il 2000 ed il 2007 – come in un suo recente volute ha annotato – ha interessato ben 123 «Paesi […] e purtroppo il numero è in continuo aumento» [17]. Quanto invece ad un tema delicato e sempre attuale quale è quello della morale sessuale, l’arcivescovo di Milano preferisce affrontare in problema in maniera graduale, senza cioè porre «davanti a tutto i precetti morali», bensì iniziando a ragionare sulla «radice della “cosa”», vale a dire l’amore. Un punto di partenza che però non fa dimenticare a Scola quali siano, ancora oggi, i giovani da prendere a modello: quelli «che hanno come scopo l’impegno di castità verginale fino al matrimonio» [18].

Perché allora un uomo di Chiesa simile, dato per favoritissimo dai pronostici del preconclave, amico e stimato da Benedetto XVI, coltissimo e col coraggio di chi non si sottrae mai al confronto, non ce l’ha fatta? Vedendo l’entusiasmo che gravita attorno alla figura di Papa Francesco – entusiasmo assai giustificato visto il carisma del nuovo pontefice -, per quanto legittima questa domanda non ha molto senso dato che, si sa, più che le logiche politiche o di cordata, prima della celebre fumata bianca, è lo Spirito Santo a contare e ad ispirare il collegio cardinalizio. Certo, un’ipotesi della sua non elezione – unitamente alla notevole discrepanza fra i voti che si pensava avesse (circa 50), come dicevamo all’inizio, e quelli che poi avrebbe avuto (meno di 30) – potrebbe basarsi sul fatto che Scola, com’è stato notato, era un candidato «non particolarmente amato in curia romana» dal momento che la sua elezione avrebbe potuto determinarne «una profonda revisione interna» [19].

Ma queste, insistiamo, sono solo ipotesi destinare a lasciare il tempo che trovano e di relativa utilità. L’unica cosa certa adesso è che la Chiesa, con l’elezione di Bergoglio – inattesa e ben poco pronosticata -, è in buone mani, ed anche i milanesi, a ben vedere, possono considerarsi fortunati di poter avere ancora fra loro, come guida, uno come Angelo Scola, il quasi papa.

Giuliano Guzzo

Note: [1] Cfr. Si scommette su Scola. E si chiamerà Leone XIV, «Il Giornale» 12/3/2013, p. 19; [2] «La Stampa», 10/3/2013, p. 2; [3] «La Repubblica», 10/3/2013, p. 14; [4] Scola A. intervistato in Politi M. Anche un teologo può fare il manager. «La Repubblica» ,27/6/2004,p.24;[5] Scola A. Avvenimento e tradizione. Questioni di ecclesiologia. Jaca Book, Milano 1987, p. 21; [6] Amicone L. Angelo Scola, tempi.it, 7/6/2007; [7] Scola A. Buone ragioni per la vita in comune. Religione, politica, economia, Mondadori, Milano 2010, p. 81; [8] Giussani L. cit. in Amicone L. Angelo Scola; [9] Cfr. Luckmann T. The Invisible Religion. The Transformation of Symbols in Industrial Society, Macmillan Co., New York 1967; La religione invisibile, Il Mulino, Bologna 1969; [10] Cfr. Habermas J – Ratzinger J. Was die Welt zusammenhält. Vorpolitische moralische Grundlagen eines feitheitliche Staates, 2004; Ragione e fede in dialogo, Marsilio, Venezia 2005; [11] Cfr. Ginés P.J. El número de seminaristas mayores en España crece un 6,5% desde la JMJ de Madrid, religionelibertad.com, 5/3/2013;  [12] Scola A. cit in Liso O. Il nostro patriarca è tornato. «La Repubblica», ed. Milano, 29/7/2011; [13] Cfr. Tornielli A. Il futuro e la speranza. Vita e magistero del cardinale Angelo Scola, Piemme 2011, p. 27; [14] Cfr. Ibidem, p. 33; [15] Ibidem, p. 56; [16] Scola A. intervistato in Politi M. Anche un teologo può fare il manager. «La Repubblica», 27/6/2004, p. 24; [17] Scola A. Non dimentichiamoci di Dio, Rizzoli 2013;[18] Scola A. – Reale G. Il valore dell’uomo, Bompiani, Milano 2007, p. 98; [19] Rodari P. Frena la corsa Schererer, stabile Scola. «La Repubblica», 13/3/2013, p. 4

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