“Basta con le bugie sui cinghiali”: la Lega Nazionale per la Difesa del Cane insorge

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Dalla Toscana alla Campania si diffondo false cifre sul numero di questi animali allo scopo di favorire gli agricoltori nelle richieste per i presunti danni provocati alle colture e i cacciatori che chiedono licenze di uccidere indiscriminate.

“La Lega Nazionale per la Difesa del Cane ha appreso da un articolo giornalistico apparso di recente su un quotidiano a tiratura nazionale di una presunta emergenza in Toscana, relativa ai danni che i cinghiali apporterebbero alle colture. Nello specifico parrebbe che la presenza di ben 500.000 esemplari di questi animali (in Italia ne sono stimati 1 milione circa) stiano facendo scempio dell’economia  agricola toscana, con perdite incalcolabili, così come affermerebbe la fonte ripresa dal giornalista, la locale Coldiretti”. E quanto afferma in una nota Michele Di Leva, responsabile LNDC Caccia e Fauna selvatica. “In realtà i numerosissimi articoli inerenti il problema cinghiali, costantemente accompagnati dalla richiesta di una licenza a ucciderli,  hanno quasi sempre una sola fonte:  le associazioni degli agricoltori, il cui fine è percepire sempre maggiori rimborsi per danni che, non di rado, lasciano perplessi per la loro entità. Peraltro mentre appare già stupefacente che la metà della popolazione di questi ungulati nel nostro paese si sia concentrata in Toscana ecco spuntare un altro articolo che  parla della presenza di ben 2 milioni di cinghiali in Campania sempre secondo le dichiarazioni di una furibonda Coldiretti, guarda caso  capofila nella caccia ai rimborsi oltre che ai cinghiali stessi. Sicuramente esiste il fenomeno di una immissione abusiva di questi animali sul territorio che toccherebbero punte del ben 40% solo nelle province alpine un dato questo non arbitrario  ma frutto dell’analisi oggettiva pervenuta a LNDC da parte dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)”.

“Gonfiare le cifre del numero di esemplari fa comodo a molti, agli agricoltori, che si lamentano di sempre maggiori perdite, speranzosi in rimborsi sempre più lauti, e ai  cacciatori per i quali le battute ai danni di  questi animali sono tra le preferite, anche per la vendita, sovente illegale, delle lori carni. Duole constatare il proliferare di articoli inerenti la fauna selvatica confezionati senza verificare le dichiarazioni rilasciate dalle fonti, che, di solito, sono sempre le stesse: associazioni portatrici dei diritti di alcune categorie che raccontano una “verità” a loro uso e consumo”, commenta Di Leva. “Si è menzionato il ”business” dei risarcimenti agricoli causati da animali nocivi fantasma (qualcuno dovrebbe spiegare infatti come fanno a essere presenti in due regioni italiane circa 2milioni e mezzo di cinghiali quando in tutto il paese ne esistono 1 milione) ma non da meno sono, per esempio, le notizie riguardanti i lupi, risultate poi palesemente false (anche loro pretestuosamente usati per ottenere risarcimenti e possibilità si abbattimento dal mondo venatorio)”.

Michele Di Leva conclude: “I media non dovrebbero pubblicare storie di aggressioni mai avvenute, dichiarazioni allarmanti in seguito smentite da organi istituzionali e foto fatte passare per autentiche ma in realtà provenienti da altri contesti  come, ultima in ordine cronologico, l’immagine di un branco di ben 25 lupi “residenti” in Abruzzo mentre lo scatto era  stato realizzato in un Parco Nazionale del Canada. Lega Nazionale per la Difesa del Cane auspica una maggior vigilanza da parte del mondo dell’informazione perché alla lunga si potrebbe far nascere falsi allarmismi. Tutti ai danni degli animali”.

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