BOOM DEI MUSEI

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Già scarseggiano purtroppo, se poi alle buone notizie diamo scarso risalto è finita. Ebbene, si dà il caso che qualche giorno fa sia circolato un dato che avrebbe meritato ben altro spazio, rispetto a quello ricevuto. La fonte era una nota del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, e il dato il seguente: nel 2013, annus horribilis per tante ragioni, nei circa 200 musei statali presenti sulla nostra penisola si è registrato un deciso aumento di visitatori paganti e di entrate: più 5,13%, con un aumento di introiti del 7,49%.  Dal Ministero fanno sapere che questo successo – innegabile quanto inatteso –  lo si deve principalmente al progetto ‘Una notte al Museo‘, che da luglio a dicembre ha visto ogni ultimo sabato del mese aperte le porte dei nostri luoghi della cultura nelle ore serali (20:00-24:00), come peraltro richiesto dalla maggioranza dei votanti ad un precedente sondaggio on line. Che poi servisse un sondaggio per comprendere questa palese preferenza è discutibile, ma lasciamo perdere e torniamo su questo sorprendente dato. Un dato sul quale, a mio avviso, sono d’obbligo almeno due veloci riflessioni.

La prima riguarda la sottovalutazione della cultura. Spesso presentata come sterile passatempo o come mero prodotto scolastico corrispondente ad un diploma o ad una laurea, la cultura ha parecchio da insegnare e il nostro grado di disattenzione rispetto a questa risorsa fa ragionevolmente pensare che quasi tutto quello che la forza culturale ha fatto, da noi, lo ha realizzato nonostante la nostra pigrizia e non grazie alla nostra intraprendenza. Il che è oggettivamente grave, perché a prescindere da quanto potrebbe cambiare l’economia italiana, se valorizzata la cultura potrebbe cambiare noi, e in meglio. La seconda considerazione, di taglio più concreto, riguarda il fatto che probabilmente gli Italiani, anche se la maggioranza di noi evidentemente non se ne rende conto, ha già in casa – o a due passi da casa – la soluzione a questa crisi economica. Perché in Italia non c’è piazza,  né chiesa e né agriturismo o ristorante dove qualcuno che venga dall’estero non sogni di trascorrere qualche ora, all’ombra di monumenti che ritraggono divinità o gustando piatti divini. Si potrebbe obbiettare che si tratta di banalità, ma non lo è. E meraviglia che nella ricerca di ciò che i mercati asiatici non possono copiarci, si sottolinei la ricerca di tecnologie future e ci si dimentichi la ricchezza di un patrimonio esistente. Gratuito. Unico. Inestimabile.

Giuliano Guzzo

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