CARCERE: MISURE ALTERNATIVE E SUCCESSI

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Gherardo Colombo a Trento, per parlare di educazione e di giovani presso l’Aula Magna del Liceo Rosmini, invitato a parlare di “Perdono Responsabile” e di punizioni alternative alle pene tradizionali.

“Per la Costituzione – ha detto Colombo – ciascuna persona è un valore, ha dei diritti inalienabili. Il presupposto della democrazia è quindi il riconoscimento della pari dignità a tutti gli individui, senza discriminazioni. La capacità di scegliere è una condizione che riguarda le persone libere grazie ad una educazione che le rende consapevoli. Chi non avuto questa educazione o chi ha avuto degli input sbagliati non deve essere per forza punito, ma deve essere aiutato a comprendere i propri errori. E’ fondamentale fornire dei motivi affinché una persona si comporti bene, rifletta sulle proprie scelte. Quando ho iniziato la carriera di magistrato ero convintissimo che la prigione servisse, ma presto ho cominciato a nutrire dubbi. Anche se non l’ho mai detto, ritenevo giusto, ad esempio, proporre che i giudici, prima di essere abilitati a condannare, vivessero per qualche giorno in carcere come detenuti. Continuavo a pensare che il carcere fosse utile; ma piano piano ho conosciuto meglio la sua realtà e i suoi effetti. Se il carcere non è una soluzione efficace, ci si arriva a chiedere: somministrando condanne, sto davvero esercitando giustizia?”

Antonella Valer e Matilde Carollo rispettivamente insegnante e dirigente della scuola, hanno introdotto la serata, parlando della società attuale e della realtà fuori e dentro il carcere, parlando della Costituzione Italiana, che mira al reinserimento e al recupero delle persone che hanno avuto dei problemi con la giustizia.

Dialogo, perdono, ascolto e spazio libero per la funzione rieducativa della pena, che punta al recupero della persona nel suo ruolo nella società e alla sua importanza come essere umano, fuori dal carcere. Il carcere resta sempre più un luogo che non riesce a rieducare ma che in linea di massima contribuisce a peggiorare la situazione psicologica della persona che sconta la pena, poiché all’uscita le ricadute dimostrano che i giovani che escono dal carcere reiterano con peggioramento del reato.

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