CASA E MUTUO… SOCIALE!

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Monolocale, appartamento, villetta o loft; tante le caratteristiche che differenziano un luogo comune a tutti: la casa. Consolidamento del nucleo familiare, frutto di mille fatiche e perseveranti risparmi; il set dei ricordi che hanno contribuito a incidere nella memoria la storia della nostra vita.  Ma purtroppo, oggi più che mai, la “casa” fa parte di una realtà economica molto difficile, rappresentata dalla sottomissione alle imperanti esigenze bancarie, per le quali un contratto di lavoro, qualora ci fosse, non funge sempre da valido garante. Contratti d’affitto stipulati e consolidati con la famosa “stretta di mano” hanno costretto molti cittadini al pagamento di cifre che non rispecchiano affatto le condizioni dell’alloggio a cui si sono dovuti adattare. La situazione si fa ancor più difficile quando ci si trova nel bel mezzo di una crisi economica nazionale, dalla quale si riceve solo lavoro malpagato cui necessariamente si deve sottostare, blocco delle assunzioni, e quindi l’impossibilità di assicurare ai propri figli un luogo in cui crescere.

Naturalmente l’Italia ne ha viste tante, soprattutto di crisi, e già nel 1903 la legge Luttazzi cercava di risolvere il problema della mancanza d’alloggio per i ceti meno abbienti. Dopo una lunga serie di progetti rivolti ad emergenze di questo tipo, finalmente si giunge al famoso piano Fanfani, legge n.43 del 1949.
Tale progetto sancì la nascita della famosa “INA- casa”, cioè l’Istituto Nazionale Assicurazioni, che avrebbe gestito la costruzione di alloggi per lavoratori con i fondi dello Stato, dei datori di lavoro, e l’equivalente economico di una sigaretta dai salari degli stessi dipendenti. Grazie ai due milioni di alloggi costruiti durante 14 anni di attività, tale iniziativa permise ad oltre 350.000 famiglie italiane di avere una casa. Il Piano Fanfani determinò per il 40% dei nuclei familiari assegnatari, che prima viveva in cantine, baracche, sottoscala o coabitava con altre famiglie, il miglioramento della propria condizione di vita. L’alto tasso di povertà di allora può esser giustificato dalle conseguenze del conflitto bellico, ma anche oggi, in un’Italia che non sta affrontando la terza guerra mondiale, la situazione è alquanto critica.

Casi di cittadini che vivono sotto i ponti della capitale, in roulotte malandate e con la paura dello sgombero; sempre più frequenti i casi di abusivismo compiuti da extracomunitari, che sfruttano donne e bambini per non permettere ai titolari dell’alloggio di riprendersi la propria casa, poiché la legge stabilisce che solo l’assistenza sociale può operare in presenza di minori.

Se ai tempi del piano Fanfani le difficili condizioni abitative e i flussi migratori erano dovuti ai costi e alla problematicità della guerra, ora che il problema è soprattutto economico, e in parte probabilmente legislativo, come risolvere la situazione? CasaPound – Italia ha proposto una soluzione: il progetto “Mutuo Sociale”.

Si tratta di un’iniziativa finalizzata alla proclamazione di un ente regionale, cioè l’Istituto Regionale per il Mutuo Sociale, il cui lavoro sarà di gestire la costruzione di nuovi quartieri a bassa densità abitativa, attraverso l’utilizzo di tecniche innovative sul fronte dell’energia rinnovabile, e messe in atto secondo la direzione di giovani architetti ed esperti di urbanistica scelti tramite concorso pubblico. Il progetto prevede che i fondi iniziali per la costruzione siano prelevati dalle casse regionali, nello specifico dai fondi per l’emergenza abitativa, per le politiche di edilizia residenziale pubblica, e i fondi europei specifici. Il prezzo di un’abitazione rispecchierebbe quello di “costo”, cioè la somma del denaro speso per i materiali e la manodopera. Quindi, sulla base di una pianificazione che non limita lo sperpero di denaro e nessuna possibilità di speculazione sui profitti, i primi guadagni giungerebbero con il pagamento delle prime rate mensili previste nel contratto d’acquisto, che non supereranno 1/5 delle entrate regolari della famiglia contraente. Tra i requisiti richiesti per accedere all’assegnazione di una “casa popolare” vi è la cittadinanza italiana e l’obbligo di residenza di almeno 5 anni nella regione in questione; la mancanza della titolarità di altre proprietà.  Dopo l’approvazione della richiesta e l’acquisto di una delle case costruite tramite il progetto, i membri della famiglia acquirente potranno dichiarare lo stato di totale disoccupazione nel caso in cui nessuno di loro avesse un lavoro, senza perdere il proprio diritto di proprietà su un’abitazione “economicamente inerte”, cioè che non può essere venduta o affittata.

Mutuo Sociale è un progetto chiaro e specifico, volto a sancire il diritto alla proprietà della casa attraverso procedure economico-sociali che porterebbero all’eliminazione delle modalità affittuarie in materia immobiliare. Non prevede spreco di denaro, poiché non necessita di finanziamenti statali. Tiene conto delle difficoltà economiche odierne in cui ognuno di noi potrebbe trovarsi.
Aiuterebbe molti italiani che ora non possono permettersi una casa.

Laura Padoan

 

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