C’è nostalgia di Soccorso Rosso

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A Bologna l’8 novembre 2015 è stata una giornata di sole autunnale, ma per le strade della città fortino della sinistra italiana sembrava di essere in pieno agosto per la tensione che si respirava.
Una fiumana di gente si è riversata a Piazza Maggiore, dove ha avuto luogo la manifestazione nazionale promossa dalla nuova Lega Nord a trazione Salvini. Al microfono del palco, con lo slogan “Renzi a casa – liberiamoci e ripartiamo”, si sono susseguiti gli interventi di Salvini, Meloni, Berlusconi nel chiaro tentativo di trovare la quadra nel complesso arcipelago dei movimenti di centro destra. Per la cronaca della giornata si rimandano agli esaustivi articoli dei colleghi, ma in occasione della ricorrenza del 26° anniversario della Caduta del Muro di Berlino, pare utile poter fare una riflessione su quanto certa sinistra, ma non solo, sia rimasta ferma a prima di quel fatidico 9 novembre 1989.
I fatti più recenti per poter affermare questo sono essenzialmente quattro: la famosa frase incriminata e poi assolta di Erri De Luca: “Sabotare, verbo nobile e democratico pronunciato e praticato da Gandhi e Mandela”; il sabotaggio vero e proprio della linea ferroviaria ad Alta velocità Milano-Bologna nella notte tra il 7 e l’8 novembre; gli scontri tra centri sociali e Polizia per le vie di Bologna; la nascita di Sinistra Italiana il 7 novembre al Teatro Quirino di Roma.
Erri De Luca è stato assolto, e sulle sentenze definitive non si discute. Tuttavia è lecito chiedersi se quella frase non abbia ispirato l’azione di sabotaggio sulla Tav Milano-Bologna. Ma nella democraticissima Bologna, la città aperta e orgogliosa del suo essere multietnica e multiculturale, alcune frange che si identificano nei Centri Sociali hanno ancora una volta dimostrato che il diritto a manifestare idee politiche differenti è lecito solo e soltanto se le idee politiche differenti corrispondono alle proprie. Cioè non differiscono affatto.
E allora via al menù di liberazione proletaria al grido “via i razzisti e fascisti” (mettiamoci pure anche “omofobi”), condito di manganellate alle Forze dell’Ordine, servito con devastazioni del corredo urbano.
Tutto questo rivela una certa nostalgia del passato, in cui fazioni contrapposte non erano con-correnti per la realizzazione di una certa visione di società, ma nemici da distruggere.
La Guerra Fredda, soprattutto in Italia, ricorda gli anni di piombo, e le contro-manifestazioni come quella di ieri riportano alla memoria la Genova del G8 messa a ferro e fuoco da chi protestava contro i potenti della terra.
Allora, nel capoluogo ligure, c’erano dei capi-popolo identificabili in Caruso ed Agnoletto, oggi la carenza di leadership si sente pure nell’estremismo di sinistra. Ed ecco presentarsi il terzo fatto: la nascita di Sinistra Italiana, nostalgica dello storico Pci e fermamente convinta di stare il più a sinistra possibile di quanto Renzi non stia facendo con il Partito Democratico. Volendo scorrere la linea della recente storia politica italiana, si vorrebbe tornare alla situazione pre-2008, quando la vittoria di Berlusconi segnò la scomparsa definitiva della sigla “comunista” dal Parlamento, e l’arcobaleno della sinistra dei compagni dovette sciogliersi nel calderone del PD. Quindi, non è casuale se alla presentazione della “Cosa rossa” come uno dei fondatori l’ha definita, si sia cantato “bella ciao” suggellando il nuovo patto tra compagni. Eppure si dice che le ideologie del novecento siano finite, e con esse gli errori conseguenti, ma la cronaca pare smentire questa credenza. C’è nostalgia di avere un nemico da combattere, c’è nostalgia di riconoscersi in una comunità politica dalla forte identità. E ciò, a onor del vero, non riguarda solamente la parte rossa dell’Italia. Ma accomuna anche la Destra, per cui si perde il conteggio dei soggetti politici che continuano a nascere, l’ultimo in ordine di tempo è Azione Nazionale; ma accomuna anche la nutrita galassia moderata ormai più grigia che bianca.
Sono sintomi di una nostalgia diffusa di quei tempi in cui la politica si esprimeva con parole più complesse di un tweet, e probabilmente sapeva produrre un pensiero più lungimirante degli attuali slogan.
Però, ciò per cui non si può sentire nostalgia è di quella lotta politica incapace di dialogare se non con i manganelli e le molotov. Di qualsiasi colore. La ricorrenza della Caduta del Muro di Berlino dovrebbe quindi far riflettere sui limiti da imporsi circa la disapprovazione delle idee altrui, che mai può degradarsi al livello della violenza. Il sabotaggio della linea ferroviaria con la scritta “sabotiamo un mondo di razzisti e frontiere”, le bombe carta e i tafferugli causa di arresti e ferimento di agenti, lascia perplessi sullo stato di libertà di manifestazione che si vorrebbe impedita per alcuni salvo essere interpretata in maniera molto fisica da altri.

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