Ciao Darwin: l’ultimo baluardo del trash italiano politicamente scorretto

Siamo tutti matti, figli di opere incompiute per mancanza di fondi e della grande bellezza: Ciao Darwin

Violento, acido, sarcastico, caustico, tagliente: in una parola, “Ciao Darwin”. La trasmissione è in onda sulle reti Mediaset, alla sua edizione numero 8 e nonostante riproponga sempre la medesima dinamica – arrivando fino a puzzare di stantio e di vecchio – il suo audience non accenna a calare malgrado il clima puritano e politicamente corretto che imperversa in Occidente; il suo successo lo deve ad altro: al circo d’umanità che ogni volta appare sulla pista in mezzo a fanfare e alle risate sguaiate del pubblico. E al suo direttore Beppe Recchia e Roberto Cenci, e il conduttore ovviamente: Paolo Bonolis e la spalla Luca Laurenti.

Ogni puntata è uno spettacolo d’improvvisazione: i concorrenti prestano più o meno volontariamente il fianco al sarcasmo dell’inveterato conduttore, che non lesina osservazioni o provocazioni anche brutali ma mai fuori tempo massimo; Bonolis è feroce, sguinzaglia la sua lingua biforcuta contro le due squadre e, ça va sans dire, contro la sua irriducibile spalla su cui sembra scaricare tutto il proprio egocentrismo nevrotico, Luca Laurenti, che, eccezion fatta per qualche sporadica replica piccata (e ben assestata), subisce supino le sempre più frequenti angherie e vessazioni del nostro.

Tralasciando la seppur vistosa sequela di decolleté per nulla sobri, e gli irriducibili e lunghi piani sequenza dove si possono ammirare solamente fondoschiena e velleitarie nudità – raggiungendo talvolta il limite della nausea –, un classico per le reti che furono di Silvio Berlusconi, la trasmissione riesce a tenere incollato lo spettatore al teleschermo grazie ai ritmi che gli propone nell’arco di una manciata di ore. Anche grazie alla regia magistrale di Roberto Cenci.

Come si è detto, le battute (anche a sfondo sessuale) non mancano, travalicano spesso il labile confine tra scherzo ed offesa suscitando le risate del pubblico in studio e a casa, ma lo scherno che sguscia di fronte alle telecamere e s’insinua nelle orecchie e negli occhi di tutti non è ben visto da molti. 

Il primo dei critici è il giornalista Aldo Grasso del Corriere della Sera: “è un vero cinico e con lucidità e determinazione lavora rappresentandosi un target immaturo, fatalmente in declino. […] Esagerando, crea solo scenari di vuoto”, o ancora “funziona perché tocca le corde più basse del concetto di popolare, fingendo di nobilitarle con il lessico aulico, la sintassi pomposa. Il guaio è che dà il peggio di sé credendo, o illudendosi, di dare il meglio con quel gioco insopportabile dei doppi sensi. E non lo aiuta nemmeno un accenno di autoironia”.

Ciao Darwin non intende certamente replicare la scia lasciata da Super Quark e dalla famiglia degli Angela, irriducibili ammiragli delle reti Rai; non lo ha mai insinuato, né preteso. È chiaro che vuole essere una trasmissione trash e senza alcuna pretesa intellettuale o che porga la mano a qualsivoglia tipo di perbenismo o moralismo da salotto altolocato.

È un programma che fa del politicamente scorretto, della scorrettezza, del volgare, del grottesco la sua spina dorsale, la sua forza interiore ed esteriore: se le percentuali dello share sono sempre così elevate, è perché evidentemente Ciao Darwin piace ancora ai telespettatori, che vivono in una società che oramai sta tentando in tutti i modi di stroncare qualsiasi creatività o battuta in nome del politicamente corretto, dei bei sentimenti e delle minoranze. O dell’ossessione verso il fascismo, il razzismo e il sessismo.

Il serale di Canale 5 è la via di fuga dalla quotidianità anestetizzata, dalla realtà puritana di tutti i giorni con cui tutti dobbiamo per forza confrontarci. Ed è un bene che esista, al di là dei difetti che possa avere e che, in effetti, ha: lo spettatore può anzi deve ridere anche grossolanamente, con e della rozzezza; è un suo diritto, la risata o il riso non può scaturire da battute raffinate o da aneddoti eleganti – e mai volgari, che, per questo, suscitano anche un leggero imbarazzo. Il divertimento nasce in primo luogo dal marcio: così vive questo programma.

La risata scaturisce dall’errore, dall’extraordinario, dal grottesco. Ciao Darwin riassume tutto ciò con pleonasmi ed iperboli. E in un’epoca in cui tutto viene ridotto a poco più di una polemica indignata, quando va bene, questo programma non solo ha il diritto di esistere. Ma deve esistere: ed essere il fulgido baluardo del trash e del politicamente scorretto. In fondo, siamo tutti matti se pensiamo che possiamo vivere senza questo bel circo incompreso, che altro non è che una metafora della nostra società. O no?

Alessandro Soldà

Alessandro Soldà
Informazioni su Alessandro Soldà 44 Articoli
È nato a Valdagno (Vicenza) nel 1996; dopo la maturità classica al liceo Pigafetta di Vicenza, studia ora Filosofia all’Università degli studi di Trento. Si occupa di filosofia, politica e società.