IN CINA UNA “BAMBOLA” PER MOGLIE

“Da qualche parte, là fuori, c’è una persona che ti ama”. Tipica frase che ogni adolescente in crisi amorosa si sente dire. Forse questa frase non è proprio adatta ai ragazzi cinesi, anche solo per un dato statistico.

La Cina, infatti, è uno dei pochi paesi in cui il numero di maschi supera quello delle femmine. Nascono infatti, a causa delle politiche di gestione delle nascite, 116 ragazzi ogni 100 ragazze. E questo comporta una fascia di “disperati” maggiore: non sono pochi, infatti, i cinesi che arrivano alla vecchiaia senza avere mai avuto un rapporto sessuale con una donna.

Per rimediare a questa solitudine, i cinesi di oggi, come scritto da Silvio Piersanti per ”il Venerdì di Repubblica”, ricorrono a una strategia diversa dal tradizionale corteggiamento: l’acquisto di bambole gonfiabili. Di cui la più venduta è la “156”. Il numero indica l’altezza in centimetri (tacchi esclusi), il materiale è la termoplastica elastomer, un materiale più soffice del silicone e che porta il costo della bambola a 2.500€ (circa sei mesi di stipendio di un operaio). Senza considerare le aggiunte (parrucche, organi genitali intercambiabili e lavabili), che fanno lievitare il prezzo fino a quasi 4.000€ (nove mesi di stipendio).

Nove mesi che però, secondo i clienti, valgono una vita: su un blog, un certo Q. L. dichiara che le bambole hanno quattro vantaggi sulle donne in carne e ossa «Primo fra tutti: sono sempre consenzienti e non invecchiano. Secondo: mantengono un buon prezzo anche nell’ usato e quando ne hai abbastanza di una la puoi rivendere bene per comprare un modello ancora più sofisticato senza spendere troppo. Terzo: non ti chiedono di portarle al ristorante e/o a un concerto rock. Al massimo, le carichi in macchina per un week-end al mare, e a loro il mare glielo fai vedere solo dalla finestra dell’ albergo, naturalmente. E infine: non mi danno il tormento di suoceri con cui litigare».

Interessante, come afferma Silvio Piersanti per ”il Venerdì di Repubblica”, è anche il modo in cui viene ponderata la scelta. Il cliente (generalmente un uomo tra i 30 e i 40 anni dal reddito soddisfacente) viene fatto accomodare in un elegante salotto e, dopo una tazza di tè per farlo sentire a proprio agio nel raccontare tutti i gusti sessuali, viene guidato alla scelta del prodotto. Quasi si trattasse di un’automobile.

Incredibile è la reazione delle (poche) mogli dei clienti, che preferiscono di buon grado di “condividere” l’uomo con la bambola piuttosto che con una (o più) prostitute. Viene visto non come un tradimento, ma come una “cura”, tesa a rinforzare la stabilità e la sintonia del matrimonio. Non sono mancate donne che hanno preso loro stesse l’iniziativa dell’acquisto, a causa della riluttanza del marito.

Se qualcuno ancora pensa che questo sia un fenomeno marginale, deve sapere a quanto ammonta il giro dei sextoy in Cina: circa 15 miliardi di euro all’anno. E la notizia dovrebbe interessare anche la sfera femminile, dato che i produttori delle bambole stanno pensando a un “bambolo”, munito di peni intercambiabili, con colore, misura e moti vibratori diversi.

Riccardo Ficara

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