Dalzocchio (Lega) contro l’opuscolo femminista: “Iniziativa fuori luogo”

Non terminano le polemiche legate all’opuscolo femminista, diffuso dalla Provincia Autonoma di Trento. A schierarsi contro l’iniziativa è oggi Mara Dalzocchio (Lega), Presidente del Consiglio comunale di Rovereto.

Quando si perdono di vista le cose serie – attacca la Dalzocchio – ci si rifugia tra le fandonie come il rilancio della lotta linguistica per la declinazione al femminile delle cariche svolte da donne. Una battaglia la cui artefice iniziale è stata l’ormai ex-Presidente della Camera Laura Boldrini, scimmiottata al Presidente della Commissione provinciale trentina per le Pari Opportunità, Simonetta Fedrizzi che, in collaborazione con il Consiglio regionale, ha promosso e stampato un libello bilingue con cui valorizzare e promuovere la declinazione sessista di arti, incarichi, professioni…“.

Un’iniziativa trovata dalla Dalzocchio “fuori luogo e desueta“, dal momento che anche linguisticamente il discorso non regge, dal momento che la base linguistica dell’italiano, il latino, viene considerato come “lingua morta”, eppure considerava addirittura tre generi, il maschile, il femminile e il neutro, genere scomparso in italiano e assorbito dal maschile.

Non mi pare una deminutio indicare una professione o un incarico istituzionale inteso in senso lato e generale al machile invece che declinarlo anche al femminile” continua la Dalzocchio, che poi stigmatizza la tendenza alla “femminilizzazione”: “L’andazzo francamente stucchevole, per il quale non si salutano più, ad esempio, i telespettatori intesi genericamente, ma anche le telespettatrici. Quasi per ricordare coram populo che esiste anche un pubblico femminile“.

Da Presidente del Consiglio comunale della seconda città del Trentino, rifiuto la declinazione al femminile del mio incarico, seguendo la strada indicata da Maria Elisabetta Alberti Casellati che ha subito segnato una cesura con il passato boldriniano” ha dunque ribadito la Dalzocchio, che prosegue: “Come donna credo che il genere cui appartengo abbia sulla sua strada battaglie di valore socialeeticoprofessionale ben maggiori rispetto alla declinazione di un lemma“.

C’è ancora tanto da fare in termini di differente retribuzione tra uomini e donne a parità di lavoro svolto, di flessibilità del lavoro per poter contemperare le esigenze di cura della famiglia, di effettiva realizzazione del diritto alla maternità, oppure alla maggiore diffusione del telelavoro” incalza la Dalzocchio.

Ribadendo che le piacerebbe veder combattere battaglie come ad esempio quella per la creazione degli asili aziendali oppure per la flessibilità nell’orario, la Dalzocchio si rammarica che non sia così ma che anzi “Ci si perde in quisquilie lessicali“.