Con la crisi dei giornali e l’esplosione dei social, tutti informano su tutto. Senza filtri, senza controlli. Ma solo all’apparenza. In realtà c’è chi controlla ed interviene. Senza scomodare il Grande Fratello o l’orecchio di USA e Gran Bretagna. Il controllo e’ capillare e continuo, ma quasi a senso unico. E’ sufficiente pubblicare su Facebook una foto non politicamente corretta e subito partono proteste, denunce che portano all’oscuramento. E’ sufficiente pubblicare una notizia scomoda e, subito, la canea dei controllori democratici in servizio permanente effettivo si scatena. Con denunce sui siti corretti, con insulti, con l’utilizzo di una contro informazione falsa ma trasformata in vera dalla ripetizione delle menzogne. Abbondano i siti di delatori che si nascondono sotto sigle che combattono razzismi e discriminazioni. E non importa se il nemico da combattere non sia razzista o discriminatorio. Un’accusa non fa mai male, intimorisce, intimidisce, spinge ad evitare argomenti scomodi che infastidiscono i politicamente corretti. Lo stesso succede quando si toccano argomenti sgraditi a determinati Paesi. Vietato toccarli, vietato nominarli se non per esaltarli. Ovviamente tutti questi professionisti della delazione svolgono, benissimo, il loro compito. Legittimo. Il problema non sono loro, sono gli altri. Quelli accusati di ogni nefandezza. E che non replicano perché, dopo aver scritto il loro pensiero su qualche argomento scabroso, si ritirano e si dedicano alla pubblicazione di immagini di cani e gatti, di foto delle vacanze dei figli, dei nipoti, delle morose, dei fidanzati. Tutto lecito, ovviamente. Purché, dopo, non ci si lamenti per le delazioni dei politicamente corretti. La contro informazione si combatte con le sue stesse armi, se la si vuole contrastare, non con i cuccioli giocherelloni. Ma una contro informazione fatta bene richiede impegno, capacità, competenza. Richiede l’impegno di andare a verificare le notizie, non solo le proprie ma anche quelle dei siti dei delatori. Certo, e’ più facile dedicarsi ai cuccioli.

Augusto Grandi

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