È UFFICIALE: CAMBIA LA LEGGE SULLA CANNABIS

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Dopo i numerosi rumors, dibattiti e manifestazioni che hanno interessato recentemente molte città italiane ed europee, a favore della legalizzazione della cannabis e dopo che il consiglio Comunale di Torino si è espresso favorevole alla sua legittimazione per uso terapeutico, anche il Parlamento sembrerebbe muoversi in tale direzione.

Da pochi giorni infatti è stato inserito in Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto del Ministero della salute che posiziona la Cannabis in una nuova tabella a sè stante, ben distinta dalle droghe pesanti della tabella I, quali Cocaina, Eroina, Oppiacei e droghe di sintesi, sia nella sua forma “naturale” sotto forma di foglie o infiorescenza, che nelle sue forme lavorate come olio o resina, più conosciute come Hashish.

I più rigidi proibizionisti sentenziano che al giorno d’oggi, quella che viene fumata per svago dai giovani e meno giovani affezionati, non è più la Cannabis “leggera” degli anni 60 e 70, ma un prodotto particolare, selezionato e ben diverso, ottenuto spesso tramite l’applicazione di additivi artificiali, che possono incrementare i livelli di thc (il più noto principio attivo “dopante” della pianta) fino al 50-70% contro il 5-15% dell’originaria Canapa “vecchio stile” Mexican Gold e Colombian Gold.
D’altro canto i giovani dalle idee più liberali, ribattono sostenendo che lo stesso paragone può essere fatto confrontando una birra o un soft drink con invece superalcolici come Wisky e Gin, più cresce il tasso alcolico e la conseguente pericolosità, più il consumo dovrà essere ridotto e moderato.

Numerosi sono inoltre gli studi che dimostrano l’efficacia di questa pianta nella cura di svariate malattie, a partire dagli anni ’90 con la pubblicazione di un rapporto della British Medical Association, dal titolo significativo “Therapeutic uses of cannabis”, il quale asseriva che le sostanze psicoattive della marijuana possono dare sollievo negli spasmi muscolari dei malati di sclerosi multipla e recare effetti benefici in casi di epilessia, glaucoma, asma, pressione alta, perdita di peso associata ad aids e cancro.
Verdetti analoghi sono pervenuti da numerosi ulteriori studi successivi come dall’ Istituto di Medicina di Washington tramite un rapporto preparato per conto della Casa Bianca, e dai più recenti trattati di neuroscenze come nel caso dell’inglese David Barker. Quest’ultimo, nel 2013, impiegando una versione animale di sclerosi multipla e sperimentando come cura sui topi un derivato della marijuana che stimola i recettori endogeni (Cb1 e il Cb2), su cui agisce normalmente il thc, ha potuto ottenere un netto miglioramento, osservando la scomparsa di tremori e spasticità.

I numerosi vantaggi curativi dimostrati dalla scienza e questa graduale sensibilizzazione dell’opinione pubblica in tale direzione, non devono però essere confusi con un beneplacito al suo utilizzo incondizionato ai fini di “svago”.
La categoria più a rischio in questo ambito è proprio quella dei più giovani e degli adolescenti che si avvicinano in sempre più tenera età a questo fenomeno, ormai vastissimo e difficile da controllare. Fino ai 21 anni infatti il cervello, che si trova nella fase di massima plasticità neuronale ed è nel pieno della sua maturazione, può risentire pesantemente di un consumo sregolato di cannabis, che può portare effetti negativi marcati ed addirittura deviare la normale crescita cerebrale che avverrebbe in assenza di tale sostanza.
Il rischio infatti è proprio quello che, insieme a questi segnali di sensibilizzazione verso l’utilizzo terapeutico della marijuana, non passi un pericoloso messaggio subliminale verso le nuove generazioni, di implicito consenso generale verso questo fenomeno,che potrebbe ulteriormente peggiorare il già vastissimo fenomeno di consumo, abuso e spaccio di tali sostanze.

Luca Bazzanella

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