ELEMOSINA: HA PIU’ DIRITTI UN ABUSIVO IN STRADA DI UN BIMBO IN QUARTIERE

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Sono a periodi molti e a periodi pochi, si presentano con una piccola offerta (in genere suonando o con un cartello in vista) più spesso si tratta di “soliti noti”, in rari casi qualcuno ha una cassettina per vendere qualcosa, dagli accendini ai braccialetti, abitudinari, che in una città come quella di Trento si fa un attimo a individuare ed eventualmente ad affrontare anche in modo educato, non è detto che “chiamare il Vigile” sia la unica soluzione.

In ogni caso, vediamo qual’è il problema. In città ve ne sono più o meno una ventina, sempre gli stessi da almeno 10 anni. Allora, se non si tratta di un fatto folk, qualcosa bisogna fare. C’è chi ha testimoniato che a fine giornata i soldi raccolti servono più per i vizietti che non per il cibo, che in realtà a Trento, per chi è indigente, non manca. Mense dei poveri, opere caritatevoli, se si chiede l’elemosina non è per mangiare.

L’accattonaggio ai fini personali, cioè per lavoro, non è una soluzione professionale. Sembra banale sottolineare questo concetto, ma non lo è, banale. Chi ha intrapreso questa strada, di chiedere l’elemosina, non è scontatamente “inabile al lavoro” bensì lo ha a volte scelto “come lavoro”. Quindi se escludiamo chi ha la licenza per fare vendita “persona a persona” dividiamo gli elemosinari dagli altri, arrivando da una ventina di persone a una quindicina di persone.

Di questa quindicina ve ne solo poche, pochissime, che sono “inabili al lavoro”. Gli altri no. Hanno scelto questa strada al posto del lavoro, forse con qualche convenienza. Lo Stato ha depenalizzato l’elemosina dalla lista dei reati veri e propri, a patto che non siano impiegate donne incinte, bambini, animali, per fare pietà. Di bambini a Trento se ne vedono raramente, ad elemosinare, anche se in alcuni casi è accaduto. Per quanto riguarda gli animali domestici, particolarmente i cani, vi sono dei casi in cui si nota la presenza di qualche animale.

Tuttavia vi sono certe altre rimostranze che fanno pensare. E’ una strana città quella che non permette alle pizze al taglio e ai bar di avere il tavolino in strada per mangiare, a meno che non si paghi il giardinetto; una città che vieta l’assemblaggio di più di due persone sul marciapiede, in quanto causa intralcio, ma consente postazioni quasi fisse per chi chiede l’elemosina; vieta di fare vendite e proposte commerciali ai passanti, volantinaggio compreso, a fini lavorativi se non si paga la tassa, da cui è esente solo il volontariato, ma vi è la non tassa per vendere bracciali; altrettanto strano che si chieda il pagamento delle tasse SIAE per le musichette al mercato (vietate di fatto) ma non a chi suona in strada. Uno strano modo di vivere la città insomma, dove si vieta ai bambini di giocare alla palla in quartiere, ma si consente allo spacciatore di girare nei giardinetti .. un fatto che fa pensare.

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