FABRIZIO CORONA: QUESTA E’ GIUSTIZIA?

0
139

Nessuno sconto di pena per Fabrizio Corona che si ritrova a dover affrontare, dopo due anni già passati in carcere, quasi 11 anni di reclusione. Lo ha deciso la Cassazione che ha accolto il ricorso della Procura di Milano, annullando la riduzione che era stata concessa all’ex “re dei paparazzi” dal gip. Ora la palla tornerà a un gip del Tribunale milanese che sulla base del provvedimento della Cassazione dovrà ricalcolare esattamente il cumulo delle pene che, stando a quanto riferito dal legale di Corona, l’avvocato Ivano Chiesa, dovrebbe attestarsi attorno ai “13 anni”. “Siamo in una situazione molto grave – ha spiegato il difensore – non ho altre parole per descrivere i 13 anni di galera per Fabrizio”.

Ora, con la decisione della Cassazione che ha accolto il ricorso del procuratore aggiunto Nunzia Gatto, il cumulo pene ricalcolato potrebbe arrivare a 13 anni e Corona dovrà restare in carcere ancora per quasi 11 anni. Una pena spropositata, perfino per Corona, colui che nell’immaginario comune resta tuttora il re dei paparazzi e della trasgressione, che ora vuole che si taccia su tutta questa fantomatica situazione.

E’ vero, Corona sarà un personaggio negativo e sgradevole, ma non è solo questo. E’ un sovversivo, uno che non si è mai preoccupato di andare contro il sistema. E’ un modello negativo e scomodo per le istituzioni e  doveva essere “debellato”. La pena è esemplare. 13 anni, di cui 9 (giusto per fare un esempio), sono stati dati ad un rumeno ubriaco accusato di aver ucciso una donna sulle strisce pedonali. Ma qua si sta parlando d’altro. Si sta implicitamente affermando di dover mettere a tacere un personaggio che alla lunga avrebbe logorato quello stesso sistema fatto di politici corrotti e di una falsa “political correct”, di una facciata pronta a crollare sotto il peso delle sue stesse contraddizioni e ipocrisie. Oggi le istituzioni corrono il rischio di essere proprio quelle a dare per prime un cattivo esempio. Quello di una giustizia malata e insanabile, tanto quanto insanabile è il paese che la ospita. Non più democraticamente corretto, di quel lieto fine in cui è proprio il fine a far paura. Oggi più che mai “La giustizia non è uguale per tutti”. E non resta che tremare dinnanzi a questo scenario.

di Giuseppe Papalia.

Comments

comments