Quasi la metà delle donne ha la fantasia di essere stuprata

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Nel 2014 lo scrittore britannico Martin Amis si era reso protagonista di un’uscita infelice affermando che “essere violentate è una diffusa fantasia sessuale femminile”.

E’ difficile, se non impossibile, accettare simili esternazioni, soprattutto immaginando di poter essere le potenziali vittime; eppure, una ricerca condotta nel 2008 dal Dipartimento di Psicologia dell’Università del North Texas e pubblicata sul Journal of Sex Research ha constatato che tra il 31% e il 57% delle donne ha fantasie in cui sono costrette al sesso contro il proprio volere. Una successiva ricerca del 2012, condotta dallo stesso team, ha studiato un campione di 355 donne, alle quali è stato chiesto di immaginarsi protagoniste di un romanzo rosa ambientato nel’Ottocento, quando, nella maggior parte dei casi, alle eroine si estorcevano rapporti sessuali con la forza.

La situazione da astrarre vedeva un uomo che, fortemente attratto dal personaggio femminile, cercava di convince quest’ultimo ad avere un rapporto con lui. Di fronte al rifiuto della donna, l’uomo ricorreva allo stupro. Ne è risultato che il 52% delle donne ha avuto fantasie sul sesso forzato da un uomo, il 32% fantasie di violenza da un uomo, il 28% fantasie di sesso orale forzato da un uomo, il 16% di sesso anale forzato, il 17% di sesso forzato da una donna e il 9% fantasie di violenza da una donna. Nel complesso, il 62% ha riferito di aver avuto almeno una di queste fantasie. Inoltre, quando queste fantasie femminili sono di carattere erotico, il protagonista maschile è sempre descritto come estremamente attraente o comunque desiderabile e mostra un elevato desiderio sessuale per la donna.

In epoca di repressione sessuale, si potevano attribuire simili risultati alla cosiddetta “evasione della colpa sessuale”, atteggiamento per cui la donna giustifica i propri desideri sessuali in quanto soggetto passivo del rapporto. Non è un atto indotto o provocato dal proprio atteggiamento, ma è un amplesso involontario, estorto, irresponsabile: un desiderio tacito, ma immorale. In realtà, lo studio del 2012 pare avvalorare una tesi opposta, quella della libertà sessuale: le donne che avevano dichiarato di essere meno represse sul sesso avevano più probabilità di avere fantasie di stupro.

Molti staranno pensando che ricerche e articoli del genere giustificherebbero lo stupro e indurrebbero gli uomini ad abusare di una donna, convinti che il rifiuto faccia parte di una recita inscenata per realizzare le proprie fantasie di violenza. Ciò nonostante, non si deve trascurare l’enorme distinzione tra fantasia e realtà, la prima spesso inconscia e inconsapevole. Il “no” della fantasia di stupro è un rifiuto simbolico; perciò, quando si verificano casi di stupro reali, l’indignazione pubblica è scontata e necessaria, poiché l’atto non viene più considerato dal punto di vista erotico, bensì dal punto di vista umano quale atto di sopraffazione e prepotenza, in cui non trova posto il rispetto per la volontà della vittima. Lo stupro reale fa male perché espressione di sessismo, di umiliazione, di abuso.

Sui siti di contenuti pornografici, le categorie “forced” e “abused” sono tra le più ricercate, così come scene di bondage o hardcore. Alcuni dei video presenterebbero addirittura un carattere introspettivo e psicologico, con i protagonisti abusati intervistati alla fine della scena per registrare le relative sensazioni. Ciò nonostante, non si deve dimenticare che quelli sono attori che scelgono di sottoporsi consapevolmente e volontariamente a scene di sesso estremo, proprio per soddisfare le fantasie degli utenti del sito. Lo stupro è ben diverso dal desiderio di sentirsi possedute, che non è necessariamente sinonimo di sottomissione.

In questo senso è importante ciò che Bogaert e Brotto hanno definito come ODSC, ovvero “l’autoconsapevolezza dell’ essere oggetto di desiderio agli occhi degli altri”: uno studio condotto su 98 maschi e 100 femmine ha rilevato una maggiore presenza di ODSC nelle donne rispetto agli uomini, poiché si interiorizza il concetto secondo cui l’attività sessuale può avvenire solo se la donna viene vista come oggetto del desiderio maschile e cioè se l’uomo le riconosce la capacità di eccitarlo.

Fantasticare su una fiction, però, non significa volersi trovare nella medesima situazione, magari senza sapere come si reagirà poi in un punto di non ritorno, in balia del volere altrui. Nel mondo della fiction tutto è concesso, perché tutto è modificabile e, soprattutto, nessuno è esposto a pubblico scherno. Da qui ad affermare che “alle donne piace essere violentate” c’è il mare, perché le parole hanno un potere sconfinato e usarle con tanta leggerezza causerebbe danni spaventosi. In una delle sue canzoni, il rapper Marracash canta:”La realtà non è all’altezza della fantasia”; in questo caso, verrebbe da commentare: ”Ma meno male!”

di Antonella Gioia

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