FERRERO: ESEMPIO DI MADE IN ITALY CHE FUNZIONA

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Tra i numerosi prodotti made in Italy che è necessario salvaguardare ce n’è uno che, nel 2014, festeggia il suo cinquantesimo “compleanno”: la Nutella. Il successo commerciale ottenuto negli anni è enorme ed indiscutibile, tanto che essa è la crema di nocciole e cacao più famosa e imitata al mondo. Farle gli auguri per il suo primo (e certamente non ultimo) mezzo secolo di vita è però anche un’occasione preziosa per buttare l’occhio su tutta un’altra serie di dati ed informazioni riferiti all’industria che l’ha creata, la Ferrero, altro vanto del nostro paese.

Ciò che sorprende, in un periodo turbolento come quello che stiamo vivendo, è apprendere che non vi sia mai stata nemmeno un’ora di sciopero sulla linea della Nutella. Lo stupore risulterà ridimensionato, però, se si analizzano le linee guida dell’operato dei Ferrero fin dalla nascita nel ’42, a partire dal fondatore, Pietro, e rimaste inalterate attraverso tre generazioni, per arrivare ai giorni nostri. Uno dei motti da sempre sostenuti dall’azienda è “Lavorare, creare, donare”. È l’ultimo dei tre verbi a spiccare maggiormente se riferito ad un’industria multinazionale che, in quanto tale, viene spesso immaginata, con ogni probabilità, come focalizzata esclusivamente sul mero guadagno economico. Ma la Ferrero appare essere qualcosa di più, o comunque qualcosa di diverso.

I riscontri in questo senso sono molteplici, e quello appena citato non appare più solo come uno slogan con cui riempirsi la bocca, ma un vero e proprio credo; al contempo risulta piuttosto automatica la comprensione dei motivi dei mancati scioperi trattati in precedenza. Oltre ad una serie di bonus per il raggiungimento di obiettivi prestabiliti indirizzata agli attuali lavoratori (fatto comunque di per sé eccezionale, considerato il momento eufemisticamente cupo dal punto di vista economico), la Fondazione Ferrero si premura di non far mancare ai “suoi” circa 3.300 pensionati il senso di appartenenza all’azienda e perchè, come si evince dal sito ufficiale della stessa, “E’ un gesto di fiducia nei confronti di persone che […] scoprono nuove modalità lavorative e creative e, altrettanto spontaneamente, le mettono al servizio degli altri, donando a loro volta e innestando un circolo virtuoso”. Essa offre inoltre aiuto in casi di estrema necessità, come per danni subiti da terremoti o alluvioni. Ma quello della Ferrero è un impegno a 360 gradi, finalizzato a migliorare la vita delle persone che ne fanno o, come abbiamo appena visto, ne hanno fatto parte, o che semplicemente vi entrano in contatto. Uno sguardo è da essa rivolto verso la salute, tramite convenzioni con cliniche mediche, allo svago, dotando i propri locali con palestre, biblioteche, auditorium, e al sostegno delle famiglie tramite un asilo-nido che ospita 75 figli dei dipendenti. Anche in ambito culturale c’è da segnalare un apprezzabile contributo, con la promozione di iniziative nei più svariati ambiti, come mostre, convegni, concerti e spettacoli rivolti al grande pubblico. Ogni anno, dal ’96, si organizzano delle conferenze ricche di ospiti illustri e personalità di primo piano.

L’azienda non è “solamente” una solidissima realtà italiana (sono ben 6.500 i dipendenti nei quattro impianti nella nostra penisola) ma è, al contempo, anche molto presente su scala internazionale, con un totale di 30mila dipendenti. E anche in un contesto così ampio le iniziative sono encomiabili. Basandosi sulla concezione dell’imprenditore piemontese degli anni ’50/’60 Adriano Olivetti, secondo cui un’impresa doveva sviluppare anche solidarietà sociale, cultura e qualità della vita, Michele Ferrero, figlio del fondatore Pietro, ha fin da subito voluto realizzare le cosiddette “Imprese sociali” nelle aree più povere dei paesi emergenti. Il loro scopo era, oltre all’imprescindibile creazione di posti di lavoro per combattere le conseguenze della disoccupazione cronica, il sostegno della crescita e dell’educazione dei giovani, attingendo da un fondo alimentato direttamente dai volumi prodotti dalle fabbriche. Tutte queste iniziative si sviluppano sotto l’insegna United Kinder of the World. Riferito ai lavoratori di ogni paese in cui l’azienda opera, il codice etico è molto chiaro, tanto che nel sito ufficiale vi compare un’intera pagina dedicata all’esplicazione dei punti chiave. Appaiono sufficientemente esaustivi gli incipit di alcuni dei diversi paragrafi per intuire il tenore generale della trattazione: “Sosteniamo la tutela della dignità umana…”, “Sosteniamo l’abolizione dello sfruttamento del lavoro minorile…”, “Ci adoperiamo per evitare qualsiasi discriminazione…”.

Particolare attenzione è riposta anche nella salvaguardia dell’ambiente, tramite l’uso accorto di materiali e risorse naturali, la riduzione dell’impatto ambientale e l’utilizzo di fonti rinnovabili ove possibile, la gestione responsabile delle risorse idriche e l’educazione di collaboratori per il controllo del rispetto di tali principi operativi.

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