GLI SVILUPPI POLITICI DELL’ ASIA E IL RAPPORTO TRA CINA E GIAPPONE

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Alquanto contorti e privi di stabilità sembrano essere gli sviluppi politici dell’Asia la quale vive lo scontro tra il blocco filo-americano (in particolare il Giappone) e la Cina. Nonostante l’ aggressiva politica giapponese, che ,con  la  revoca del bando all’esportazione di armi, emanato proprio dal governo nipponico nel 1967 a dimostrazione della resa agli USA, vuole mostrare le intenzioni ad un riarmo del Giappone,  la Cina invia il diplomatico Hu Deping il quale dovrebbe raffreddare gli animi essendo un politico molto vicino a Xi Jinping, capo del partito comunista cinese.

È evidente lo scopo della Cina: dissuadere la nazione vicina dall’ avviare una politica , dal punto di vista militare, che tenda all’ egemonia destabilizzando l’ ordine creatosi dopo le vicissitudini relative alle isole Senkaku  ma sembra che il vicino Abe non voglia sentire ragioni.

Per Lyu Yaodong, ricercatore dell’Accademia di Scienze sociali, che al giornale cinese Beijing Times offre una sua analisi dei fatti, Tokyo sta cercando di “scrollarsi di dosso la propria immagine di Paese sconfitto” tentando di recuperare il terreno perso dopo la sconfitta subita nella seconda guerra mondiale .

La carta giocata dalla Cina, ossia l’ invio del diplomatico Hu Deping  vicino a XI Jinping, potrebbe sortire gli effetti sperati: ma, almeno per ora, non sembra che il governo giapponese si sia distolto dalle sue vecchie intenzioni. Da tempo, infatti, le tensioni in occidente hanno spostato il focus degli USA sull’ Europa e la Russia preoccupando il governo giapponese il quale non si sente più protetto dall’ espansionismo cinese viste le mancanze dell’ alleato d’ oltreoceano.

Sarà quindi la venuta di Hu a rendere meno turbolenta la politica estera giapponese? È difficile che ciò accada in quanto , pochi mesi fa, il governo cinese ha deciso  di aumentare del 12% le proprie spese militari, cosa che incute timore a Tokyo il quale , di certo, non verrà rassicurato dalle parole del messo cinese.

Il cambio programma ,posto in essere dalla Cina, che prevede il passaggio da una politica di ‘‘basso profilo’’ ,inaugurata nei primi anni ’90 dall’ anziano patriarca Deng Xiaoping, ad una guidata dalle tendenze espansionistiche e accentratrici è il punto cruciale che rende le relazioni tra i due stati asiatici ardue: solo quando la Cina abbandonerà questo modello ,da poco intrapreso, a favore di un armonioso dialogo con i paesi del blocco filo-americano, forse il Giappone potrebbe abbassare la guardia  acconsentendo alle richieste del vicino.

Chissà, forse la retorica di Hu potrebbe ,andando contro qualsiasi previsione, mettere a tacere i nazionalisti giapponesi favorendo l’ avvicinamento tra i due Stati, dimostrando ancora una volta il genio cinese  in merito alla politica estera a rimembranza della vecchia egemonia culturale e politica dell’ impero dinastico dei grandi re del fiume giallo . Convincere i giapponesi sarebbe la dimostrazione dell’ influenza della nuova superpotenza mondiale in merito alle decisioni degli altri stati, un obiettivo non da poco visto che fino a poco tempo fa la Cina viveva irretita da un isolamento  straziante che una politica vincente dal punto di vista diplomatico potrebbe nullificare.

Clemente Maurizio

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