Il Collegio, reality della lacrima italiana

I reality, si sa, hanno poco a che fare con la realtà. Vivere con una telecamera a pochi centimetri dal naso significa trasformare ogni atto in una recita. Però il nuovo programma di Rai 2, il Collegio, è utile per rendersi conto del livello di molti appartenenti alle nuove generazioni, quelle che dovrebbero garantire il rilancio dell’Italia. Ragazzini e ragazzine dai 14 ai 17 anni, in arrivo da ogni parte d’Italia e con una netta preponderanza di famiglie benestanti. In comune, quasi tutti, una profonda ignoranza.

Un clamoroso atto d’accusa nei confronti della squola italiana, quella con la “q”. Poi si può tranquillamente ignorare il comportamento da branco, indotto dalla presenza delle telecamere e dalla voglia – sacrosanta, a quell’età – di mettersi in mostra per ritornare tra gli amici come divi televisivi. Ma ciò che è più interessante è la facilità al pianto, al piagnisteo continuo. Si arriva alla sceneggiata con la ragazzina che assicura che, piangendo, non potrà più respirare. Ma anche gli altri non vanno meglio. Basta meno di una settimana di collegio per far fuggire una ragazzina in crisi di astinenza dalla famiglia. E pochi giorni in più per portare alla rinuncia un ragazzino che non riesce a convivere con l’imposizione di regole. Scrivono una poesia e piangono, devono rinunciare al cellulare e piangono, devono indossare un foulard e piangono, non possono avere i capelli in disordine e piangono. Fragili, incapaci di affrontare punizioni “terribili” come dormire da soli o pelare le patate. Pronti solo a rivendicare diritti fondamentali dell’uomo, tipo l’utilizzo del cellulare anche quando non si deve o il diritto a non studiare se non si ha voglia. Ma incapaci a reggere le conseguenze delle proprie scelte.

Il problema, però, non sono i ragazzi, ma le famiglie che li hanno spediti al reality. Perché? Con quali obiettivi? Perché speravano che un mese in tv avrebbe educato i figlioli più di quanto avevano fatto i genitori nei 14-17 anni precedenti? O per un briciolo di notorietà non solo del ragazzo ma anche della famiglia? Con queste premesse è inevitabile che i ragazzi crescano così. Perfette copie dei frignoni adulti degli altri reality televisivi. Personaggi strapagati che piangono per una settimana di lontananza dalle feste per sedicenti Vip, dagli agi e dalle comodità. La lacrima, questa grande ed unica realtà condivisa dall’Italia intera, al di là delle generazioni, dello stato sociale, della provenienza geografica. Un popolo di piagnoni.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 390 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".