IL GIORNALISMO LIBERO DI DESTRA

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“Finché  ne avrò  la possibilità, scriverò  dove mi sarà  permesso dire quel che penso, e non mancherò  di far sentire la mia voce e anche i miei pensieri dell’anima, quelli meno legati all’attualità”.

Queste le parole con le quali Marcello Veneziani, giornalista e autore della rubrica “Cucù”, conclude la lettera indirizzata ai suoi “veri editori”, ovvero i lettori. Parole che fanno sorgere alcuni dubbi riguardanti le motivazioni che avrebbero spinto l’Editore del “Giornale” a decidere la cessazione del rapporto lavorativo con Veneziani. Infatti crisi e prepensionamento, le cause che avrebbero portato a tal conclusione e citate dallo stesso giornalista, sembrano false giustificazioni volte ad evitare fastidiose contestazioni. Motivazioni che sembrano implicitamente nascondere qualcosa che va evidentemente contro la “libertà”  a cui egli aspira, d’espressione, d’opinione, direi di cultura, perché  alla fine è di questo che si tratta.

Cultura non significa solo acquisire un certo bagaglio d’informazioni attraverso lo studio approfondito di manuali e testi didattici. Cultura significa esprimersi, scambiarsi opinioni, ascoltare pareri discordanti, permette di sentire tutte le “campane” che fanno risuonare le proprie ragioni su certi fatti, affinché la società  possa crescere attraverso ogni singolo individuo che ne fa parte. Tutto questo è  ciò  che spesso manca in quello che si palesa ai lettori come giornalismo di Destra.

Il pensiero di Destra dovrebbe essere il tramite attraverso il quale il fatto giunge alla società, il moderatore che dirige le controversie e permette lo scambio argomentativo, il garante dell’informazione pulita, semplice, ma soprattutto vera. Non si può  permettere che esso diventi il campo in cui alcuni aspetti vengono celati perché  “sconvenienti”.

Lo sapeva bene Indro Montanelli, che decise di abbandonare il “Giornale” quando la politica trasformò l’editore Berlusconi nel “padrone” che gli avrebbe imposto una propria linea e forma editoriale, asservendolo ad un giornalismo obbligatoriamente “di parte”. Coerentemente con il proprio pensiero, Montanelli decise di lasciare la direzione della testata perchè rimanervi avrebbe significato sottostare a un giornalismo che esprimeva una “politica di partito”, e non il campo della libera contestazione .

Allo stesso modo Veneziani continuò ad esprimersi liberamente anche se questo significava fare della sua rubrica una “piccola isola” che rischiava di essere innondata da un’impostata linea editoriale. Oggi la politica e il falso dialogo hanno cercato di cancellare la “linea dissonante” tracciata dalla penna di Marcello Veneziani, il quale non ha intenzione di fermarsi e sicuramente farà sentire ancora la propria voce. A prescindere dal fatto che una certa linea di pensiero possa considerarsi giusta o sbagliata, questi giornalisti hanno dimostrato che la coerenza è ciò che deve accompagnare il proprio comportamento, perchè le parole acquisiscano una certa efficacia e la propria uscita di scena permetta di rimarcare quella serietà che tutte le linee di pensiero e di stampa dovrebbero dimostrare di avere.

Laura Padoan

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