IL MODELLO AMERICANO PER L’ITALIA? FINANZA E IMMIGRATI

0
17

Economia finanziaria e multiculturalismo sono ormai da tempo due dei capisaldi della società americana. Modelli culturali che con la globalizzazione in atto stanno via via entrando per osmosi anche nel resto del mondo occidentale. Forse anche per questo le elites culturali d’oltre Atlantico stanno diventando un pericolo per il nostro Paese e per le nazioni europee che si fondano invece su basi storiche e culturali molto diverse rispetto agli Stati Uniti. E questo con buona pace di tutti gli elettori conservatori o liberal conservatori che ancora vedono in quel mondo il “Paese delle opportunità” e il “mito della società liberale”.

Fatto sta che, se consideriamo la finanza selvaggia che ha originato la crisi come un prodotto genuinamente americano, gli Usa stanno da decenni diventando esportatori di vizi più che di virtù, con la serena complicità di un’intellighenzia che forse troppo frettolosamente ha ipotizzato il proprio modello di civiltà come ottimale anche nel resto d’occidente.

L’ultimo ed emblematico caso di questo modo di pensare è l’appoggio dato da diversi salotti a stelle e strisce a Cecile Kyenge. Sì, proprio il ministro congolese è più volte stato benedetto dall’altra sponda dell’Atlantico da ambienti teoricamente super partes in quanto rappresentante di quel multiculturalismo intensivo ed estensivo che è proprio della società americana e che questi signori apprezzerebbero di veder pienamente realizzato anche nella vecchia Europa.

In primis è toccato alle Nazioni Unite, che sfondando violentemente il loro ruolo di organo non fazioso si sono arrogate il diritto di affermare in un documento ufficiale che “con la Kyenge e la Boldrini, l’Italia ha fatto passi avanti”. Ci piacerebbe sapere in quale direzione ovviamente, perché i passi della società italiana ultimamente sono stati quelli del gambero.

La scorsa settimana è invece stato il turno della rivista internazionale “Foreign Policy”, che ha descritto la signora congolese addirittura tra i 100 pensatori più influenti del globo terracqueo. Unico altro italiano a farne parte Mario Draghi, che in quanto tecnocrate finanziario è ovviamente ben gradito dalla tecnocratica società americana.

E allora forse ben fa il sempre lucido Marcello Foa, che dalle pagine de Il Giornale ha denunciato nei giorni passati come tali organismi “sotto un’aura di autorevolezza, indipendenza e oggettività in realtà perseguono un’agenda precisa”.

L’agenda ovviamente è quella del multiculturalismo forzato e dell’immigrazione di massa spinti ossessivamente in coppia e quasi in simbiosi con l’altro supremo comandamento del pensiero globalista: la tecnocrazia finanziaria.

Tutte cose che in nell’Italietta progressista per non sentirsi provinciale, l’Italietta dei seguaci del verbo di Sky e del Corriere della Sera, di Repubblica e de l’Espresso, sono ovviamente digerite senza colpo ferire. Anzi, guai a criticarle. Chi lo fa viene additato di quello che è il peggior epiteto che questa stessa Italietta possa affibbiare, quello di “non moderato”. Che automaticamente fa rima con “fascista” o “razzista” secondo un sistema di categorie comunicanti stilato non si sa bene con quale criterio da non si sa bene chi.

Ma tanto non c’è problema. Ancora oggi, nonostante la crisi incipiente, la maggior parte dell’Italietta seguita ad accettare supinamente ciò che le menti raffinatissime d’oltreoceano riversano come dogmi. E finchè sarà così significa che ci meritiamo tutto. Pure la Kyenge.

Cristiano Puglisi

Comments

comments