La Folgore e quell’amore eterno per la Patria

Sono paracadutisti, istruttori, graduati e gente di comune ordinarietà che tutte le mattine, ancora prima dell'alba, lasciano le tende e si dirigono verso le zone addestrative del Kurdistan iracheno

0
913

“Ci sono storie che abbiamo amato di amore infinito ma che in realtà non sono mai iniziate ed è per questo che mai finiranno.”

Si potrebbe partire da questa frase dello scrittore Massimo Bisotti per descrivere la storia di uno dei reggimenti più autorevoli dell’esercito italiano; ripercorrendo l’inizio di quella storia  incarnata in valori e ideologie da sempre rappresentate e condivise in persone che oggi si potrebbero definire eroi, ma che da sempre servono la patria senza nulla chiedere in cambio. Storie di sacrificio, dedizione, perseveranza, senso dell’ordine e del valore, di autorità condivisa e concretizzata attraverso un grido; che esplode e si realizza sotto un unico nome, dinnanzi ad una bandiera in grado di rappresentare e racchiudere al suo interno tutto l’orgoglio di un reggimento che da sempre le da lustro a livello mondiale: quel nome è  “Folgore“.

E così, quasi inconsapevolmente, la storia ci lascia oggi qualcosa di cui discutere e parlare, forse qualcosa di cui andare ancora fieri in una nazione inconsapevole di avere, tra le proprie fila, un corpo d’élite che tuttora si ritrova impegnato in contesti di guerra quali quello al terrorismo. Così, dal Gennaio di quest’anno, le truppe del 187°Reggimento “Folgore” si ritrovano schierate nella base di Erbil. Sono paracadutisti, istruttori, graduati e gente di comune ordinarietà che tutte le mattine, ancora prima dell’alba, lasciano le tende e si dirigono verso le zone addestrative del Kurdistan iracheno. Duecento uomini, per l’esattezza, che nell’ambito della missione Phartica, si pongono come principale obiettivo quello di addestrare le reclute curde a contrastare l’avanzata dell’esercito dell’ISIS.

Quasi a ripercorrere le gesta storiche che i loro padri fecero, nella guerra di El Alamein,  rendendo la “Folgore” un mito che tuttora persiste, in grado di ricevere l’onore alle armi persino dall’esercito nemico. Possiamo infatti indicare come vera “chiave di volta” la notte del 24 ottobre 1942, in cui fu scatenata dal nemico la battaglia per la conquista della Libia, con eccezionale dovizia di mezzi e di uomini. Quella notte i soldati italiani si coprirono di gloria. Inferiori per numero e per materiale bellico, i gloriosi fanti delle divisioni Trento, Bologna, Brescia, Pavia, Trieste, Littorio e dei paracadutisti della Folgore, non indietreggiarono di un passo di fronte al nemico, finché i loro superiori non lo ordinarono. In questa battaglia è ben noto l’eroico comportamento della Folgore, dei paracadutisti che dovettero rassegnarsi a non usare il paracadute e combattere fra la sabbia rovente del deserto. A El Alamein i soldati italiani scrissero una delle più belle pagine della storia della guerra africana: da quel momento le vicende della Folgore cessarono di essere semplice storia e divennero leggenda.

E’ ben noto quanto la storia della “Folgore” abbia fatto versare fiumi di inchiostro. Oggi,  di questo reggimento, rimane qualcosa in grado di trascendere il mito che negli annali dei libri di storia ne hanno dipinto le memorabili gesta. Qualcosa che potremmo assoggettare ad un termine di cui in molti oggi se ne dichiarano estranei: orgoglio. E così, perfino i Peshmerga, curdi schierati su un fronte di ben 1.000 km da Kurkuk a Mosul fino al confine con la Siria, si dichiarano onorati e orgogliosi di essere addestrati dai parà della Folgore. E’ comune infatti, riscontrare al termine di ogni addestramento il loro grido di battaglia, divenuto:”W il Kurdistan, W l’Italia!”. 

Quell’Italia che oggi deve ringraziare (seppur in parte) questi angeli alati che, dai loro paracaduti, già dal secondo dopoguerra sfidano la sorte per la salvaguardia della nazione. Pur essendo stata istituita ufficialmente il 1 Gennaio del 1963 infatti, la brigata Folgore è rinomata per aver affrontato numerosi scontri nel corso della storia. Prima con il 185º Reggimento artiglieria terrestre paracadutisti acquisizione obiettivi e in seguito con la riconfigurazione del Comando delle forze operative di protezione, in grado di metterla alle dipendenze del  1º Comando delle forze di difesa insieme alla Brigata aeromobile “Friuli”(uniche in Italia). Nel 2013 infine, nell’ambito della successiva riorganizzazione della Forza Armata, la Brigata transita alle dirette dipendenze di COMFOTER e vede mutare nuovamente la sua composizione. Entrano nella grande unità il 3º Reggimento Savoia Cavalleria, il  6º Reggimento logistico Folgore e il neo ricostituito 185º Reggimento artiglieria paracadutisti, migliorando un reparto dell’esercito che ad oggi funziona come pochi altri e ben poco ha da invidiare.

Non resterà che ai reporter di guerra, continuare a narrarne le imprese.

di Giuseppe Papalia

[Photocredit: secoloditalia.it]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.