LA LEGGE 194/78 PER COMBATTERE L’ABORTO CLANDESTINO

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“Fino a due anni fa la parola aborto non veniva mai pronunciata né alla radio né alla televisione né i giornali si sognavano di metterla in prima pagina (…) Inevitabilmente e dolorosamente le donne hanno sempre abortito e continuano ad abortire, pagando gli astratti lussi etici della società e il prezzo concreto delle loro sofferenze e dei loro disagi”. Cosi scriveva nel 1975 Lietta Tornabuoni sulle pagine del Corriere della Sera a proposito di un tema che in quegli anni stava diventando sempre più scottante : l’aborto.

In Italia la legge che permette l’ aborto, e non lo reputa più reato, è stata approvata il 22 maggio 1978 ed è la numero 194. Questa legge permette alle donne, nei casi previsti, di poter ricorrere alla IVG ( Interruzione Volontaria di Gravidanza ) in una struttura pubblica, nei primi 90 giorni di gestazione.

Prima del 1978,in Italia, la pratica dell’ aborto clandestino era all’ordine del giorno : donne operate in luoghi non sterili, da persone non competenti con strumenti del tutto inopportuni. Molte volte questa tecnica barbara causava malattie, se non addirittura la morte. Le più “fortunate” venivano assistite da medici compiacenti, o varcavano le frontiere italiane per trovare una soluzione altrove: ma chi non se lo poteva permettere, era costretta addirittura ad imparare a farlo da se, affinché la cosa rimanesse inoltre dentro le mura domestiche.

Nacquero cosi negli anni 70 i primi movimenti Pro-Choice, negli Stati Uniti e successivamente nel resto del mondo, che sostengono che un embrione non sia un essere umano compiuto e soprattutto per combattere la piaga degli aborti clandestini che dilagava. Di rimando si crearono delle associazioni dette Pro-Life che,al contrario, sostengono la vita dell’embrione dall’esatto momento del suo concepimento.

Restano comunque le statistiche oggettive. Con la legge 194 gli aborti sono diminuiti, contrastando civilmente quello che era il mondo malsano della pratica clandestina. Prima dell’entrata in vigore della 194/78 il numero di interruzioni di gravidanza clandestine aveva toccato la quota  350 mila l’anno, per scendere a 100 mila nel 1983. Inoltre secondo le statistiche Istat l’IVG nel 1990 era a quota 159.020, per arrivare nel 2009 a 134.285 : una sensibile diminuzione dunque, ma in totale sicurezza e nel pieno rispetto della legge e delle norme sanitarie.

Bisogna inoltre ricordare che in Italia oggigiorno, travolta da una crisi economica e politica, i datori di lavoro tendono a prediligere contratti di lavoro a tempo determinato : questo penalizza ancor di più l’eventuale stato di gravidanza di una dipende che è “obbligata” ,suo malgrado, a dover effettuare seppur temporaneamente una scelta di vita.

Cecilia Capurso

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