LA NUOVA STRATEGIA DELLA TENSIONE

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Si è discusso molto in questi giorni dei fatti inerenti Milano, delle modalità e delle procedure messe in atto dai cortei di violenti pronti a spaccare tutto, solo per il gusto di rendersi partecipi di cotanto devasto. Ma a quale scopo? Nessuno si è finora interrogato di come si è giunti a questa situazione? A quale scopo dei pacifici manifestanti “No-Expo” avrebbero dovuto giungere a tanto? E per guadagnarci cosa? Alla fine nulla, poiché a guadagnarci ancora una volta è stato qualcun altro.

L’impressione è che la manifestazione “No-Expo” fosse del tutto pacifica, senza alcuna intenzione di recare danno a cosa o persone. Infatti, è sotto gli occhi di tutti il fatto che fin dal giorno prima dell’apertura di Expo, la manifestazione messa in atto fosse partita legittimamente in maniera relativamente pacifica, dichiaratamente contro Expo e implicitamente contro il Governo. Quel Governo – come anche i precedenti – che fin da subito non è stato in grado di gestire meglio un’occasione come quella dell’Esposizione Universale, vetrina sì, ma di un’Italia malata e globalizzata. Un governo in grado di lucrare su quest’evento, abbastanza da poter poi recriminare, alla battute finali, un’esposizione degna del nome e della fama che con essa porta, assieme alle sue edizioni passate.

Ritornando alle manifestazioni, nel giro di un giorno, ci siamo ritrovati a dover osservare una folla di persone scese pacificamente in piazza, nella degenerazione più totale. I famigerati Black block (coloro che fin dal G8 di Genova è risaputo essere per lo più studenti fuori corso, anche ben messi economicamente nella stragrande maggioranza dei casi), erano scesi in campo facendo la loro comparsa. Solo in secondo momento si scoprirà essere per lo più persone anche e soprattutto di paesi straniera quali la Grecia, (se ne contano diversi fra le fila degli arrestati).

Questi, partiti con l’unico interesse di spaccare ogni cosa gli capitasse sotto tiro, senza apparente motivo, delegittimavano quella che invece era la protesta pacifica dei No-Expo, che giustamente manifestavano contro un sistema capitalistico malato, fatto di istituzioni finanziarie, mafia, multinazionali, sfruttamento del lavoro, mancanza di parità di diritti, e denigrazione della dignità umana a forza lavoro qualunque a 700 euro al mese quando va bene. Ecco che il “regime mediatico” ha messo in moto il suo marchingegno.

I media, focalizzando l’attenzione sui violenti Black block, facevano passare in secondo piano le proteste e i fatti che i manifestanti pacificamente recriminavano contro quel governo corrotto, uniformandoli tutti a massa di criminali, facendoci guadagnare Renzi&Co. Coloro che erano mal visti, non potevano ora che approfittarne, facendo del mero vittimismo, erigendosi a paladini della giustizia e del dovere e facendo leva sulla non bella figura che quei “manifestanti” violenti stavano facendoci fare nei confronti dell’opinione pubblica mondiale. Il tutto, recriminando in secondo luogo quanto Expo fosse di estrema importanza e che quindi “nessuno sarebbe perciò stato in grado di rovinargli la festa”, a detta del Primo Ministro.

Ecco quindi, che mentre si continuano a compiere atti antidemocratici, riforme dalle sembianze antidemocratiche, mentre si cambia la costituzione, e in ultima battuta si tenta di rieditare pure l’inno nazionale, i media di turno (asserviti al potere), danno visibilità solo ai fatti di Milano, distogliendo l’attenzione dell’opinione pubblica da fatti di rilevante importanza per le sorti del paese.

E se, come per tantissime altre occasioni, qualcuno dei “poteri forti” avesse chiamato quattro teppistelli da quattro soldi ( i quali volutamente indossavano abiti che ricordavano altre epoche), solo per il gusto di mandarli a distruggere una città, alla fine indisturbati? Tanto è risaputo che nessuno avrebbe mai potuto fargli nulla, che la polizia oltre a lanciare un po’ di lacrimogeni non avrebbe potuto far di più. Il caso G8 della scuola Diaz e il processo operati nei confronti delle forze di polizia, oltre che le linee guida Europee non vi dicono nulla?

Ecco quindi, che deliberatamente questi violenti agivano in totale libertà, per scopi meramente politici e di interesse tutt’altro che pubblico o per la giusta causa popolare. Il tutto, consentendo al ministro dell’interno Alfano, così come al resto delle istituzioni di farsi forti in primo luogo sul caso Expo, elevato a simbolo di un’Italia deturpata e violentata da manifestanti ad esso contrari e in secondo luogo, emanando affermazioni in cui si legittimava il non impiego delle forze dell’ordine come modo per “non spargere sangue” in un giorno tanto delicato come quello inaugurale di Expo.

Tranne che per i poveri cittadini milanesi dalle macchine bruciate, ci hanno guadagnato tutti. Risulta ora spontaneo chiedersi a chi, questo branco di violenti, abbiano fatto un favore comportandosi in questo modo. Ciò che resta sono gli indumenti neri per terra, una volta finiti i disastri, alla faccia dei problemi seri e di chi aveva realmente qualcosa da dire. Qualcosa da dire l’avevano quei manifestanti che oggi si erano riuniti nel bolognese al ritrovo per la festa dell’unità, con l’unica differenza che quest’ultimi sono stati presi a manganellate dalle forze dell’ordine istituite ad hoc per l’arrivo del Premier Renzi. Peccato che questa volta a protestare fossero insegnati e gente comune a volto scoperto, senza il bisogno di indossare alcun passamontagna, sbagliando. Probabilmente per loro, la prossima volta sarà la “#voltabuona” che si ricorderanno di metterlo, giusto per tornare a casa integri. Giusto per far si che non si vengano a creare due pesi e due misure. Giusto per far si che coloro che sono vittime non passino per carnefici, o viceversa.

Ci hanno fatto credere che le vittime, fossero le multinazionali, quando poi, alla fine dei giochi, le vittime erano altre.

Ci indigniamo tanto per le violenze compiute da quattro teppisti, ma poi, ci indigniamo altrettanto per la violenza inaudita alla democrazia messa in atto dai nostri governanti? TENSIONE, TENSIONE

di Giuseppe Papalia.

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