LA VITTIMA NON È SOLO FEDERICO ALDROVANDI

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Il SAP (Sindacato Autonomo di Polizia) quell’applauso di solidarietà verso i colleghi, durato mezzo minuto, avrebbe potuto evitarlo, perché il morto c’è stato e c’è una condanna. Ma i poliziotti avevano anche il diritto di farlo, a sostegno di se stessi. E’ stato l’applauso di sentimento di un collega, verso un collega condannato (il SAP ritiene che la sentenza sia imprecisa), verso tutti i poliziotti che si trovano sempre da soli, a decidere, cosa è meglio fare. Ciò detto, il linciaggio cui sono stati sottoposti i quattro agenti di polizia implicati nel caso di Federico Aldrovandi è un qualcosa di disgustoso e patetico, e tutto ciò diventa ancora più patetico se persino il Ministro dell’Interno, Adelino Alfano, volta loro la faccia, ritenendo inaccettabile il contrasto, poiché la sentenza in giudicato non si discute, quindi rinunciando all’incontro con il SAP previsto per il 6 maggio prossimo.

A questo linciaggio hanno contribuito come al solito i media, che non hanno fatto altro che alimentare quel sentimento di odio verso la polizia e più in generale verso le forze dell’ordine diffuso in buona parte del paese. La base della menzogna è assai semplice: in tutti i TG si sono limitati a parlare di Federico Aldrovandi, ragazzo di diciotto anni, pestato a morte da quattro agenti di polizia, come se Aldrovandi fosse uno che passava da quelle parti per puro caso e questi quattro agenti si divertissero ad andare in giro per picchiare la gente a casaccio con la loro volante. Chiaramente le cose non stanno così. Certo, non è che i telegiornali o la stampa abbiano detto palesemente ciò, ma proprio perché tutti si sono limitati a dire di un ragazzo diciottenne è morto pestato dalla polizia tutti hanno avuto buon gioco a pensare che fosse andata proprio così, cioè che quattro poliziotti hanno pestato un ragazzino a caso per giunta senza alcun motivo.

Le cose non si sono svolte proprio del tutto così: sempre i TG hanno solo raccontato di quando i quattro agenti, chiamando la centrale, hanno detto di aver pestato il ragazzo per trenta minuti buoni: ebbene, questa è solo la seconda comunicazione in centraleC’è stata una prima comunicazione in cui la prima volante, Alfa 3, con i primi due agenti, i quali  chiedevano rinforzi in quanto erano stati aggrediti da un ragazzo in evidente stato di agitazione “a colpi di karate e senza un motivo apparente”. Il ragazzo in stato di agitazione che sferrava colpi di karate era proprio lui, Federico Aldrovandi, quello che viene descritto come il “ragazzo innocente”. Non solo, come successivamente accertato e poi riportato nelle motivazioni della sentenza di primo grado, sempre il “ragazzo innocente” era sotto effetto di alcool e droghe: è stato smentito dalle varie perizie solo il fatto che le droghe abbiano avuto un ruolo centrale nella morte del giovane, ma non che Aldrovandi non avesse assunto alcool e droga come invece si è fatto credere.

Dopo la comunicazione della volante Alfa 3, sul posto accorrono altri due agenti a bordo della volante Alfa 2: a questo punto gli agenti da due diventano quattro e solo adesso, per fermare Aldrovandi e difendersi, i quattro agenti immobilizzano Aldrovandi iniziando a picchiarlo.

Non ci sono dubbi, le botte inflitte dai quattro agenti e in particolare il fatto che lo avessero immobilizzato a terra premendo contro la cassa toracica hanno causato in Aldrovandi una insufficienza cardio-circolatoria che lo ha portato alla morte. Non ci sono dubbi pertanto, questo è omicidio, per la precisione omicidio preterintenzionale, cioè un omicidio causato da un fatto in cui non c’era la volontà di uccidere (in latino praeter vuol dire oltre, quindi letteralmente significa omicidio oltre le intenzioni): l’intenzione degli agenti infatti era quella di difendersi e magari fermare Aldrovandi, ma si è esagerato, motivo per cui sono stati riconosciuti loro la colpevolezza con 42 mesi di carcere, pena congrua a quanto accaduto, che poi 36 mesi siano coperti dall’indulto è colpa di una delle solite leggi buoniste italiane che non danno mai certezza della pena. Oltre a ciò, dovranno allo stato circa 1 milione e 800mila euro, vale a dire che gli agenti e le loro famiglie saranno ridotti sul lastrico.  I quattro agenti hanno avuto le loro condanne e hanno visto le loro vite rovinate da questa vicenda,  che cosa si vuole di più? Basta sciacallaggi, la sola vittima qui non è Federico Aldrovandi.

NDR Riportiamo il passaggio cruciale della lettera di SAP al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di Gianni Tonelli: «Con deferenza, mi permetto di segnalarle che intendo servire il mio Paese, nella piena legalità e secondo i miei liberi convincimenti e se per esercitare tale libertà, costituzionalmente garantita, verrò chiamato a pagare il pesante tributo dell’infamia istituzionale, con amarezza, sono pronto a tale sacrificio. Mi sia solamente consentito di rilevare che il nostro amato Paese è proprio un soggetto ”strano”, ricco di contraddizioni, bizzarrie ed estrosità. Un applauso, frutto delle migliori intenzioni di alcuni poliziotti, viene sanzionato con una ”raffica distruttrice di bordate infamanti” mentre, per contro, portiamo in Parlamento i terroristi condannati per aver cagionato la morte di poliziotti, riabilitiamo mafiosi e delinquenti oltre a dilettarci nel giustificare ogni devianza che ci ”capita a tiro”».

“L’errore ha i suoi martiri come la verità” –  Alphonse Karr  Una manciata di verità, 1858

Andrea Asole

 

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