L’EMIGRANTE E LA VALIGIA DI CARTONE

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In questi ultimi mesi siamo stati abituati ad associare il termine “Emigrante” al profugo che attraversa il Mediterraneo alla ricerca di una vita migliore. Non si parla invece di quei giovani italiani che a settembre si trasferiscono da Meridione a Settentrione alla ricerca di migliori università e di un futuro possibile impiego dignitoso. Sembrava che il fenomeno dei migranti che giungevano alla Stazione Centrale di Milano con una sola valigia di cartone negli anni ’50 si fosse interrotto con la nascita di strumenti quali la Cassa del Mezzogiorno, volta ad eliminare il divario economico tra il Nord e il Sud, in cui vigevano due sistemi diametralmente opposti, ma non è stato c0sì.

Causa una mal gestione delle finanze, basti pensare agli investimenti per il Porto di Gioia Tauro, ancora oggi giovani meridionali che, come i loro padri, continuano a spostarsi al Nord alla ricerca dell’occasione perduta. Perché, i dati lo confermano, chi mai tra i settentrionali sceglierebbe di trasferirsi al Sud? Il Mezzogiorno è adatto solo alle vacanze estive, certamente non per vivere una vita dignitosa. O meglio, non per vivere nelle proprie aspettative; così emigrano, scappano, volano via lontano da una realtà che ad un certo punto della vita diventa opprimente. In un mondo ormai globalizzato, c’è solo l’imbarazzo della scelta: biglietto di sola andata per il primo luogo disponibile, il più distante possibile. Il pensiero dei giovani meridionali è semplice: cercare nuove realtà che permettano l’autoaffermazione.

L’ambiente familiare comincia a risultare stretto e sale l’ostilità nei confronti del luogo che li ha visti crescere. Eppure, nel sognare la Terra Promessa, spesso si tralasciano numerosi aspetti, quelli più spiacevoli ma assolutamente imprescindibili. Il governo italiano, fortemente  preoccupato dalla questione “Mare Nostrum”, volta al controllo militare delle frontiere nel Canale di Sicilia per evitare altri eventi disastrosi come il naufragio di Lampedusa, non si accorge della lenta migrazione interna verso il Nord, che continua in uno stormo silenzioso, opposto alla direzione degli uccelli, ma della stessa densità.

L’utopia settentrionale racconta di Università migliori, maggiori sbocchi lavorativi, miglior rapporto qualità-prezzo. Il circolo vizioso, poi, vuole che il Sud si sposti al Nord e che il Nord voli all’estero. Forse è solo insoddisfazione generalizzata, necessità di cambiare aria, di cercare altrove anche quando si ha tutto a portata di mano. Il problema sostanziale è: perché il Sud deve vedersi costretto a scegliere tra l’accontentarsi o lo spostarsi per realizzare i propri scopi, mentre il Nord non vive lo stesso dramma o, meglio, non della stessa portata?

Gli andamenti delle immatricolazioni per ripartizione geografica del 2013 hanno mostrato la sostanziale stabilità del Nord, un calo contenuto del Centro e una flessione nettamente più pronunciata nel Mezzogiorno, dove il rapporto tra immatricolati e diplomati risulta inferiore al resto del Paese. I dati sulle immatricolazioni mostrano una composizione per genere ormai piuttosto stabile nel tempo, con una quota di studentesse pari a circa il 55-56% del totale. Al contempo l’Anvur ha ricordato nel suo rapporto del 2013 che: “Tra i pochi giovani meridionali che si iscrivono all’università, uno su quattro (il 25,4% del Mezzogiorno continentale e il 25,0% delle Isole) sceglie un ateneo fuori dalla propria regione. Contro il 9% dei giovani del Centro, l’8,8% dei giovani del Nord-Est e l’8,0% dei giovani del Nord-Ovest”.

Classica fuga dei cervelli, insomma, che richiede enormi sacrifici, non solo dal punto di vista economico. Basti pensare ai rapporti umani, di quei legami viscerali che si è costretti a sacrificare solo per avere lo stesso diritto di realizzazione, delle persone che si lasciano indietro ma sulle quali si potrà sempre contare, dello smarrimento iniziale nel ritrovarsi soli in un ambiente spesso molto più grande del precedente?

Dagli anni ’50 le valigie sono mutate, non sono più quelle di cartone; eppure, dentro, troverete le stesse cose: rabbia, speranza e tanta voglia di cambiamento. 

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