Liberalizzazione commercio e feste. Si rinnova il rito dello sciopero sindacale…

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“Puntuali come un orologio svizzero, i sindacati toscani Cgil, Cisl e Uil del settore commercio hanno indetto uno sciopero per il 25 e 26 dicembre e per il 1 gennaio 2016. Un loro nota fa sapere che si tratta di una forma di tutela e protezione per chi vuole festeggiare il Natale, Santo Stefano e Capodanno con i propri cari senza rischiare il licenziamento (“A Natale puoi” e’ il loro slogan). Potrebbe sembrare come l’appello (inascoltato) “no allo shopping” dell’altro giorno fatto da Susanna Camusso, segretaria Cgil, per lo sciopero dei lavoratori della grande distribuzione per il rinnovo del contratto. Ma, per fortuna dei lavoratori, non lo e’: quello sciopero e il suo appello avevano ampia dignita’, trattandosi di un contratto non rinnovato da due anni, quindi uno sciopero sindacale a tutti gli effetti. Mentre lo sciopero dei sindacati toscani e’ prettamente politico, contro la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali”. E’ quanto scrive in una nota il Presidente Aduc Vincenzo Donvito. “Uno sciopero che puntualmente si rinnova quando c’e’ una concentrazione di feste, sciopero che altrettanto puntualmente viene ignorato da lavoratori e consumatori. E ormai ci abbiamo fatto il callo, ci stupiremmo se non fosse convocato, e’ come un anelito di esistenza in vita da parte di questi sindacati, per legittimare la propria esistenza, a se stessi, ai loro iscritti, al mondo del lavoro e dei consumi. Ed e’ l’ennesima dimostrazione che per questi sindacati il tempo non passa mai e che loro sono nostalgici di un potere che non hanno piu’, anche se lo spacciano per legittime rivendicazioni di affetti famigliari. Di una famiglia che non esiste piu’, di un mondo del lavoro e dei consumi che non esistono piu’, di una societa’ che e’ organizzata per funzionare 24 ore su 24 e che non ha piu’ intenzione di sottomettersi ai padroni del propri tempo, del proprio lavoro, dei propri desideri, della propria disponiblita’. Sindacati che, pur di affermare questo loro potere, non si rendono conto di essere discriminatori: quanti sono i lavoratori che se non ci fossero queste feste, e proprio nei giorni canonici, non lavorerebbero e non guadagnerebbero: ristorazione, turismo, trasporti, servizi vari… tutte voci di alta importanza per la nostra economia? Tanti, da sommare a quelli che, siccome non osservanti dei riti natalizi, comunque ci sono”.

Per fortuna -di tutti- questi riti “scioperosi” sono praticamente fini a se stessi e in via di estinzione”, conclude Donvito.

[Photocredit www.ciaocomo.it]

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