Ma quanto è chic lo stabilimento balneare fascista a Chioggia?

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Diciamocelo schiettamente, ma quanto è chic e originale lo stabilimento balneare stile ventennio fascista? L’idea venuta a un imprenditore di Chioggia probabilmente farà aumentare i clienti nell’area perchè ormai di eventi nostalgici l’Europa è piena. Basti pensare a tutti gli eventi in stile Ostalghia del Comunismo dell’est che si rincorrono in città moderne quali Berlino o a quel gusto retrò che tanto fa impazzire chi vuole essere alla moda. Certamente ne è nato lo scandalo, ma chi ha urlato all’attentato democratico forse ha mal osservato come il tutto è stato reso in modo tale da rendere l’iniziativa non come un’inizio di una deriva fascista che da Chioggia possa coinvolgere tutta l’Italia. Il cartello all’ingresso del parcheggio parla subito chiaro. “Zona antidemocratica e a regime. Non rompete i c…”. Ma è niente rispetto a quello che si vedrà e si sentirà più avanti, sotto gli ombrelloni, tra “camere a gas”, inni al Duce e al regime fascista, scritte sessiste. Lungo il sentiero di traversine in legno che porta verso la spiaggia altri cartelli avvisano i bagnanti: “Regole: ordine, pulizia, disciplina, severità”; “difendere la proprietà sparando a vista ad altezza d’uomo, se non ti piace me ne frego!”; “servizio solo per i clienti… altrimenti manganello sui denti”. Poi – prima della frase di Ezra Pound (“Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui”) – un’insegna indica i servizi igienici: “Questi sono i gabinetti per lui, per lei, per lesbiche e gay”.

Benvenuti alla “Playa Punta Canna” di Chioggia, lido balneare da 650 lettini tra le ultime dune di Sottomarina verso la foce del Brenta. Altro che stabilimenti marini ai tempi del Ventennio: in questo vasto pezzo di arenile, se possibile, il fascistissimo titolare Gianni Scarpa, 64 anni, da Mirano, bandana nera e ufficio straboccante di gadget mussoliniani con tanto di cannone che spunta da una finestrella, è riuscito a fare persino meglio. “Qui valgono le mie regole”, mette in chiaro.

Poi diciamocelo schietamente, Gianni Scarpa ha anche affermato di non esser nè di destra nè di sinistra, la sua è stata un’operazione mediatica in stile ostalghia. Se poi si è veramente sinceri, è proprio durante il ventennio fascista che l’Italia ha scoperto le ferie al mare.