MARCIA SOCIETA’: IN ANNIVERSARIO DI DON DANTE, IL PADRE DEI FIGLI DEI MENEFREGHISTI

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Cade oggi l’Anniversario della morte di don Dante Clauser: un prete al servizio degli ultimi, l’inventore del centro di accoglienza per i poverissimi della città, lontano dalle logiche della politica e più vicino alla cultura della strada.
La società contemporanea, per un vizio di forma legato alle strategie economiche applicate, ad oggi, non ha ancora trovato soluzione per il problema dell’emarginazione sociale, ovvero per la percentuale di persone che, inadatte alla velocità del sistema economico contemporaneo, si trovano escluse dal processo produttivo e salariale.

Persone con problemi, che vengono “scaricate” all’assistenza sociale come un peso.
Non si parla di immigrati o di persone di passaggio: parliamo di italiani, trentini, che non possono lavorare, ma non hanno alcun tipo di supporto famigliare che possa attutire al danno dell’isolamento.
Sono i figli della società moderna, coloro che sono rimasti incastrati nel processo culturale che vuole famiglie sempre più ristrette, riservate solo a persone “perfette” o individui indipendenti e libertari, che non hanno cura dei parenti e degli affini, perché la legge non obbliga più a ritenere di competenza famigliare la sopravvivenza degli individui in difficoltà, seppur partoriti da qualche madre e legati, per ovvi motivi, a qualche ceppo famigliare.

Don Dante Clauser, insieme a tante altre realtà locali costruite sul sano principio della famiglia come concetto di impegno e di amore, è stato la mamma e il papà di tante persone abbandonate.
E’ così tempo di ragionare sul senso della nostra società: la legge è adeguata alla vita di tutti i giorni? Secondo le stime percentuali, pare proprio di no. Ma chi ci guadagna da questo progressivo isolamento dei famigliari in crisi? Il sistema o l’Assistenza sociale?

Sono sempre più numerose le iniziative di solidarietà che aiutano le persone cadute in strada: metà sono italiani, il problema non è quindi l’immigrazione, troppo semplice. Centri accoglienza, mense dei poveri, bagni sociali, anche i negozi per i meno abbienti, ultimo nato per iniziativa Caritas, Altr’Uso, in via Rosmini, dove si recuperano e si riciclano le stoffe, i cui proventi vanno per il servizio. (In foto: negozio dell’usato per poveri, Caritas in via Rosmini).

I numeri parlano chiaro: la famiglia ha fallito, sono troppi gli ultimi, e ciò non ha alcuna ragione razionale alla luce dell’indice di ricchezza che resta sempre molto alto, anche in Trentino, nonostante la crisi.
Effetto dell’indipendenza economica dei singoli: ma ha un senso procastinare in politiche che portano alla realizzazione del singolo, ma cancellano il Diritto di famiglia, in cui sono inclusi anche gli oneri di supportare, al posto degli ammortizzatori sociali, i membri che non possono contribuire alla crescita di ricchezza, ma che possono essere invece un supporto affettivo e sentimentale? Parentela e famiglia sono un concetto legato solo alla cellula economica o sono concetti che partono da un presupposto sociale?

L’allontanamento dai valori fondanti del principio della famiglia, come nucleo generazionale, dove sono inclusi nonni, genitori, figli e nipoti, ha snaturato il vivere sociale, generando mostri che cercano aiuto: ovvero la strada, l’unica risposta, salvo buona volontà, come quella di Don Dante Clauser, la stessa strada dove si lasciavano. un tempo, non solo persone, ma anche cartacce, mozziconi, ciunghe, cani .. tutte quelle cose/vite che per un qualche motivo si usano, finché servono, poi si abbandonano, quando non servono più. Perché, sappiatelo bene, ma gli ultimi delle società moderne e contemporanee, non sono persone che restano in strada per caso, ma sono persone che sono state usate, finché servivano, dalle stesse famiglie di appartenenza, e poi abbandonate lì, perché la società è corrotta, viziata, marcia, esattamente come accade per gli animali che vengono recuperati in strada.
Allora ben vengano le iniziative come quelle di Don Dante Clauser, non perché aiutano i poveri, ma perché salvano dalla strada quelle persone che, è giusto la gente sappia, sono state lasciate “morire” dalle stesse persone che le hanno messe al mondo, per disattenzione, vizio economico, poco tempo, scarsa voglia di occuparsene. Raramente incapacità.

di Martina Cecco

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