Si pensa all’eutanasia, ma non ad avere una vita dignitosa

La vicenda, tragica, dei due italiani che hanno scelto il suicidio assistito in Svizzera è riuscita a sviare, ancora una volta, l’attenzione dai problemi veri. Tutti impegnati a blaterare sul diritto, estremamente individuale, ad avere una morte dignitosa. Nessuno che si sia occupato del diritto, sociale, ad avere una vita dignitosa. Già, perché una vita dignitosa significherebbe dover rinunciare all’esercito industriale di riserva rappresentato dai migranti. Significherebbe dover garantire retribuzioni adeguate, condizioni di lavoro decorose, speranze per il futuro. Un problema, per gli azionisti delle multinazionali che vedrebbero ridursi i dividendi.

Costa molto di meno ridurre i posti letto negli ospedali per i malati e crearne per chi vuol metter fine alla propria vita. In attesa del passo successivo: metter fine anche alla vita di chi preferirebbe continuare ad assaporarla ma viene considerato un peso perché non più produttivo. Eutanasia obbligatoria invece di sprecar soldi per le pensioni: Un gran bel risparmio. D’altronde il mondo globalizzato non è interessato alla qualità della vita delle persone, soltanto alla loro produttività ed alla loro funzionalità all’interno del processo di sfruttamento. Però la globalizzazione può contare su un esercito di servi sciocchi, a disposizione per mistificare la realtà. Così, ad esempio, gli oligarchi torinesi possono continuare a mentire sull’ottimo andamento dell’economia cittadina, cercando di mistificare anche i dati ufficiali negativi. Il numero delle aziende continua a calare? Vero, ma ci sono settori in crescita. Peccato che il settore che cresce di più sia quello delle sale giochi, delle slot machine, dei bingo (la versione figa della tombola).

I templi moderni della disperazione e dell’illusione. Si spera nella fortuna perché si sono perse le speranze nella realtà. Non più panem et circenses, solo circenses perché il pane è terminato sulle tavole delle plebi desideranti. Vita dignitosa? Non si sa più neppure cosa significhi. Il principio della “rana bollita” è diventato realtà. La rana, che scapperebbe se posta su una piastra bollente, continua invece a nuotare tranquilla in un pentolone pieno d’acqua che viene riscaldato poco a poco. Sino a far bollire l’acqua e la rana. Gli italiani vengono bolliti giorno dopo giorno, con l’eliminazione di un diritto per volta, in modo che quasi non ci facciano caso. Sino ad aver perso tutto ed invocare, a quel punto, una morte dignitosa. Che verrà magnanimamente concessa.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 352 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".