O.M.S., la carne rossa e il caffè

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In questi giorni si è sentito parlare molto dell’Organizzazione mondiale della sanità (O.m.s.), agenzia fondata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U) nel 1948 e specializzata per quanto concerne le questioni sanitarie.
In merito, ciò che ha fatto scalpore è stata la nota del 26 ottobre 2015 trapelata dallo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e braccio operativo dell’O.m.s., in cui veniva affermato che il consumo di carne rossa provoca il cancro negli esseri umani.
A seguito di tale allarme, secondo i dati dell’Assomacellai le vendite relative alle carni rosse sarebbero calate ben del 20%, mentre successivamente sembrerebbe che l’O.m.s. sia tornata sui suoi passi tramite Kurt Straif, capo del Programma monografie dello Iarc, il quale ha dichiarato che “sono stati identificati dei rischi e il report finale, che sarà disponibile a metà 2016, fornirà dati dettagliati dalla revisione degli studi, ma le conclusioni e il ragionamento alla base saranno gli stessi di quelli già riportati.” , specificando che tale valutazione “rafforza le raccomandazioni esistenti da parte delle autorità sanitarie di limitare il consumo di carni rosse e di carni lavorate” e concludendo poi che l’O.m.s. “ha anche rilevato che la carne ha noti benefici nutrizionali, ma che i singoli possono scegliere di ridurre la propria assunzione di carne”. Ma non è tutto: sempre secondo lo Iarc, le prossime monografie riguarderanno, a fine maggio 2016, anche il caffè e altre bevande calde.
Pur non essendo un esperto in materia, ritengo modestamente che un organismo importante come l’O.m.s. (che, assieme a Unicef, Unesco, Fao e ad altre agenzie dell’O.N.U., costa ben 12 miliardi di dollari all’anno) debba occuparsi seriamente di ben altre emergenze in quest’ambito, come ad esempio la febbre Dengue in Brasile, e magari pensare agli errori commessi in passato con epidemie come l’Ebola e con altre “grandi emergenze sanitarie”, finite nel dimenticatoio, come la Mucca Pazza, la SARS e l’Aviaria; e non mi spingo più in là, magari trattando le indicazioni molto discutibili di tale agenzia in merito all’ideologia gender. Inoltre, sarebbe anche auspicabile che comunicati come quello sulla carne rossa “cancerogena” venissero diffusi in maniera più responsabile, visti gli effetti che si sono avuti anche in ambito economico.
Nell’attesa che l’O.m.s. concluda i suoi studi e le sue monografie, io continuerò a mangiare delle volgarissime bistecche, chiudendo il tutto con una bella tazza di caffè: avere uno stile di vita sano è più che condivisibile, ma bisognerebbe anche evitare di mischiare argomenti scientifici con argomenti etici, in modo che si possa arrivare a concepire soluzioni ragionevoli ed equilibrate.

Sergio Manuel Binelli

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