PAPA FRANCESCO: CONTRADDIZIONI DI UN PONTEFICE PROGRESSISTA

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Papa Francesco si espone ancora alle critiche italiane ed estere ricevendo in Vaticano i medici cattolici, e trattando temi quali l’aborto, l’eutanasia e la fecondazione eterologa.

Il Pontefice ha infatti esortato i fedeli che sono a contatto con queste realtà a fare obiezione di coscienza, in quanto è un dovere del credente occuparsi della vita e rispettarla in ogni sua forma.

Le parole del Papa sono state dure ed intransigenti nei confronti di coloro che si nascondo dietro la falsa misericordia di negare la vita ad un individuo malato e svantaggiato rispetto agli altri. Esso infatti ha affermato che “Se il giuramento di Ippocrate vi impegna a essere sempre servitori della vita – ha detto -, il Vangelo vi spinge oltre: ad amarla sempre e comunque”.

Un’affermazione dunque, questa del Pontefice, che ripropone alle cronache temi estremamente attuali, i quali configurano il problema dei cosiddetti diritti della terza generazione. Come affermato anche da molti studiosi di bio-diritto ormai nella società moderna c’è la netta tendenza a trasformare quelli che sono unicamente desideri del singolo individuo in diritti giurisprudenzialmente opponibili in un eventuale giudizio legale.

Questo è senza dubbio il caso della procreazione eterologa, mediante la quale coppie sterili hanno l’opportunità di generare un figlio proprio da amare, o dell’aborto, con cui donne, che non possono o non vogliono crescere il bambino che aspettano, si liberano del peso, a volte fisicamente e psicologicamente molto gravoso, di occuparsi di lui.

Ferma è la condanna del Papa, che richiama i fedeli ai valori della Bibbia, ammonendoli nei confronti di quelli che lui considera peccati contro il Creatore. Con il progresso scientifico infatti anche la religione ha dovuto confrontarsi con temi assolutamente sensibili, e prendere una posizione coerente con i testi biblici e con la dottrina cristiana.

Papa Francesco, però, da Pontefice, con il ruolo importante che ha nella conduzione non solo di un’istituzione, ma anche di un popolo, sta commettendo un grave errore: traslare dalla “cura delle anime” agli “insegnamenti per il popolo” gli stessi contenuti, come se la cura delle anime, cioè l’aiuto a chi ha difficoltà, diventasse la norma, quindi l’insegnamento, impoverendo la Chiesa del proprio dovere educativo, di insegnare, accompagnare, dare la buona novella, indicare la via, per non soffrire e non causare sofferenza e morte. Non uccidere, si voglia o no, è un comandamento, l’aborto resta il peccato, l’assoluzione, per il Cristiano, è una conquista, non un diritto formale acquisito sulla carta della giurisprudenza.

Se la sofferenza diventa la norma, allora le anime, seppur tutte peccatrici secondo la Dottrina della Chiesa, sono indotte per automatismo all’autoassolvimento, con la tremenda conseguenza del “mal comune e mezzo gaudio” Così è, se vi pare, diceva Pirandello, ma le conseguenze potrebbero essere da una parte buone, poiché, giustamente, i fedeli trovano riconciliazione in Dio e nel Signore, ma dall’altra orribili, poiché potrebbe essere recepito il messaggio che non serva comportarsi con attenzione, perché non serve, tanto tutto si supera e la leggerezza ci aiuterà a vivere più sereni.

Confuse ovvietà, quelle di Papa Francesco, che questa volta ha toccato temi troppo difficili e dolorosi, per poter essere venduti con la semplicità con cui si propina la pubblicità del “Tic Tac” o della “Morositas”. Che la cura delle anime torni ad essere un fatto intimo e privato, profondo e vissuto con impegno, non uno slogan per le folle e per l’Ordine dei Medici.

Per questo, specialmente per questo errore, lasciano molto perplessi da una parte la parziale apertura del Pontefice nei confronti delle persone omosessuali, e dall’altra l’intransigenza con cui egli giudica e condanna le persone che, per un motivo o per l’altro, soffrono per la loro condizione. Un effettivo controsenso di difficile interpretazione.

Si parla di aborto, e di eutanasia, se non si fosse capito. ma il Papa lo fa in piazza, anche se dalle sale del Vaticano, lo sa che poi l’insegnamento diventa informazione per la massa. Non è con tale leggerezza che una madre uccide il proprio figlio, non è certo in un bagno di folla che una persona decide di morire, non è senza disperazione che un uomo e una donna cercano ciò che più coroni il loro amore, cioè il dono di avere un figlio. Il Pontefice sbaglia, quindi, quando paragona eutanasia e aborto all’influenza, quando fornisce una cura smarty per le anime, lasciando perdere il pensiero e la profondità concettuale e ideologica che stanno dietro alle scelte del popolo cristiano, in un certo senso anche sminuendo il senso di essere credenti. La logica del sacrificio, forse, vale solo in alcuni casi? Oppure esiste ancora la redenzione, che si ottiene con la fiducia in se stessi ed un percorso profondo di amore per il proprio cuore e la propria anima?

È dunque di fronte a un Dio misericordioso, che ci troviamo, o è solo il terribile Signore dell’Antico Testamento che ancora ci scruta con i suoi occhi giudicanti e che decide alla bisogna quello che va bene e quello che non va bene?

Sarebbe forse opportuno, da parte della Chiesa, operare un vero e profondo rinnovamento, che parta dai propri valori rivisti in modo autentico e genuino, che germogli dall’amore e dal perdono nei confronti di tutti gli uomini, siano essi Maria Maddalena o il buon Samaritano, senza distinzione dunque tra i “giusti” e i “malvagi”, così come fece lo stesso Gesù Cristo.

Sara Cavedon

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