I nostri sistemi difensivi sono ancora basati sulla concezione realista per cui in un sistema anarchico come il sistema mondiale, mancando di una leader sovrastante, ognuno può essere una potenziale minaccia. Per questo motivo vengono investiti molti soldi nella difesa, in progetti sia lungo sia breve termine. In questi ultimi anni si è molto discussa la partecipazione dell’Italia al progetto statunitense Joint Strike Fighter F-35 come finanziatore di secondo livello. Il progetto che dovrebbe portare nel 2026 alla completa sostituzione dei nostri attuali cacciabombardieri con dei nuovissimi F-35 di diversi modelli e tipologie. 

La storia di questo progetto e dei suoi vari cambiamenti negli anni è strettamente legata alla quella politica delle varie nazioni partecipanti. Ad esempio, nella legislatura Obama ha subito dei tagli imponenti come durante il governo tecnico italiano di Mario Monti, il quale ha deciso di ridurre l’acquisto dei veicoli da 131 a 90.

Negli ultimi giorni anche il nostro attuale governo ha confermato la partecipazione al progetto, bollato dal MoBimento 5 Stelle come superfluo ed troppo costoso, come risulta dalle parole del Senatore Ferrara sul Bolg del Il Fatto Quotidiano. La conferma è arrivata dalle parole del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, attivista del M5S, la quale ha dichiarato al giornale DefenseNews la continuità dell’Italia nel progetto e che per appianare il peso dei costi cercheranno di diluirli nel tempo.  

I costi totali non sono definiti in modo preciso, ma siamo sulla scala dei miliardi. I costi stimati complessivamente dal Governo sono intorno agli 11 miliardi di dollari. 

Questo programma però, porta e porterà anche dei benefici a delle aziende nazionali coinvolte nella costruzione di parti essenziali dei cacciabombardieri, aiutando la crescita del nostro PIL. Con se porta anche grande lustro per la nostra Marina Militare che dal 5 marzo può vantare  Veivoli di quinta generazione.

Gli Stati Uniti sono a capo di questo progetto e ne finanziano la maggior parte, la nazione che si dichiara la più democratica ha una spesa militare annua molto superiore alle altre democrazie occidentali. Qualcuno ironicamente potrebbe sostenere che “l’esportazione della democrazia” ha dei costi alti per il Pentagono. 

Beatrice Debiasi