Rami Malek, la vera e unica rockstar di Bohemian Rhapsody

Oscars 2019 (Qui tutti i vincitori) Le storie non sono tutte uguali, specialmente quelle delle rockstar che, per definizione, sono molto interessanti perché ben farcite di aneddoti sconci o talvolta macabri, conditi dall’abuso di alcol e droga, legate a personalità uniche e imprescindibili. Alcune storie si assomigliano molto tra loro, ma altre ancora si distinguono perché sono ancora più particolari e quella di Freddie Mercury lo è di certo: una storia che passa attraverso musica, successo, soldi, difficoltà legate all’orientamento sessuale, abuso di droghe, egoismo. Tutte caratteristiche, positive e negative, di chi ha saputo interpretare il tempo e lo spazio in cui ha vissuto come nessun altro, permettendogli di diventare leggenda. L’attore americano, di origine egiziana, Rami Malek è stato in grado di ridare vita in maniera più che credibile al cantante dei Queen ed è per questo che ne risulta il vero e unico vincitore.

Il 29 novembre 2018 è uscito nelle sale il film Bohemian Rhapsody ed era talmente carico di aspettative, che correva seriamente il rischio di deludere l’opinione pubblica con un fiasco. Non è stato così. Anzi, ancora oggi è trasmesso al cinema a distanza di tre mesi dall’uscita e continua ad incassare – 35.365,00 euro solo martedì 26 febbraio – dimostrando la sua forza. Colui, però, che è stato in grado di valorizzare questa pellicola è stata la strepitosa interpretazione di Rami Malek, probabilmente il vero vincitore di Bohemian Rhapsody. Eppure il film è stato avvolto dalle critiche sui social da parte di fan, o presunti tali, che lamentano principalmente due cose: la totale assenza degli ultimi anni di vita di Freddie Mercury, legati all’AIDS e al suo compagno, e la dichiarazione agli Oscar di quest’anno di Rami Malek che, nel discorso di ringraziamento per aver vinto il premio come miglior attore protagonista, definisce Mercury gay e non bisessuale.

Circa un mese fa, il canale YouTube di OptiMagazine pubblica un video: il protagonista è Red Ronnie – celebre critico musciale, conduttore radiofonico e del programma televisivo Roxy Bar – che racconta di come lui, durante la sua carriera, non abbia mai voluto intervistare Freddie Mercury e i Queen. Esortato da diverse persone su Instagram che gli hanno proprio chiesto il perché non l’avesse mai fatto, ha deciso di raccontare un episodio. Nel 1985, Bob Geldof, il musicista ideatore ed organizzatore del famoso Live Aid, decise di non invitare i Queen. La rockstar si arrabbiò e costrinse la casa discografica ad intervenire. Di conseguenza, Red Ronnie dichiara che il film ha raccontato una bugia proprio riguardo l’esibizione che è diventata leggenda con il tempo.

Tutte queste critiche e dichiarazioni, indipendentemente che siano veritiere o meno, si concentrano su un unico bersaglio, che è Freddie Mercury, ed è proprio per questo che Rami Malek è il vero e unico vincitore, diventando la rockstar di questa pellicola. L’interpretazione dell’attore e l’essenza del frontman dei Queen viaggiano parallelamente, ma puntano entrambi alla stessa meta: la consacrazione. Malek ha messo perfettamente a fuoco l’immagine di un uomo che ha dato tanto alla musica, anche attraverso decisioni e atti discutibili e non solo a livello estetico, ma su tutti i fronti.

La luce fortissima che emana il vincitore dell’Oscar toglie un po’ di visibilità ad un flim sicuramente di buon livello, ma che non ha la stessa forza di Malek. Più o meno è stato così anche con i Queen: un gruppo che ha fatto la storia della musica, trascinato, però, dalla sua stella più pregiata che era Mercury. Attraverso la sua interpretazione, Rami Malek ha portato molta gente a conoscere la band e lo stesso cantante – creando un po’ “l’effetto Manuel Agnelli”, che dopo aver fatto X-Factor ha portato una buona fetta di pubblico a conoscere gli Afterhours – e questo lo consacra come la vera e unica rockstar di Bohemian Rhapsody.

Di Emanuele Marangon

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Informazioni su Emanuele Marangon 20 Articoli
Sono un ragazzo cresciuto fin da piccolo con un pallone tra i piedi e un joystick tra le mani, ma crescendo ho trovato decisamente più appagante l'utilizzo di una biro o di una tastiera. Sicuramente mi risulta più semplice parlare di calcio che praticarlo, soprattutto visto il mio fisico esile che mi fa sembrare l'unico insetto stecco con gli occhi