SCUOLA ITALIANA: IL “COSTO” DELL’ISTRUZIONE PUBBLICA

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Mala gestione scolastica, altra nota dolente tutta italiana.
Non bastavano mancanza di lavoro, abusi e malcostumi a danno dei contribuenti, ora ci si mette anche la scuola, cavalcando l’onda di un problema già messo in evidenza ma che in alcuni istituti italiani continua a persistere a causa della disinformazione.

Il problema si presenta sotto forma di bollettino precompilato, quello che gli studenti della scuola secondaria di secondo grado (scuola superiore) sventolano davanti ai genitori a un certo punto dell’anno scolastico, in cui spicca una cifra esagerata giustificata dalla causale “tassa scolastica”.
Insomma, “una causale una garanzia”, in cui il senso di obbligatorietà, che il termine “tassa” sottintende e garantisce, si riferisce al pagamento di una cifra che in realtà tanto obbligata non è. Infatti la famosa tassa d’iscrizione, che in alcuni istituti italiani oscilla tra gli 80 e i 100 Euro, avrebbe natura volontaria, poiché contributo facoltativo palesemente regolamentato dalla legge in materia scolastica, ma il cui pagamento “libero” non viene specificato ai genitori degli studenti, che senza fiatare pagano la cifra imposta dalla scuola in cui i figli sono iscritti.

La legge Bersani 40/07 specifica che si tratta di “erogazione liberale a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado”, finalizzata al finanziamento di attività e servizi per l’ampliamento dell’offerta formativa. A questa segue la circolare di Lucrezia Stellacci, ex capo di dipartimento Miur (circolare 7 Marzo 2013http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Scuola_e_Formazione/Banca_Dati/Normativa_e_sentenze/info1676100695.html ), la quale mette in evidenza il danneggimamento dell’immagine amministrativa scolastica che la richiesta di un contributo fatto passare per obbligatorio può comportare. Per non parlare del testo unico Dlgs 297/1994 art. 200 (http://www.edscuola.it/archivio/norme/decreti/dlvo297_94.html), che alla voce “tasse scolastiche e casi di dispensa” disciplinava già dagli anni ’90 l’intera questione.

Le tasse erariali richieste dallo Stato e quindi obbligatorie sono: la tassa di iscrizione, di frequenza, d’esame, di diploma. Si tratta di pagamenti che non superano i 16 Euro (le più alte sono le tasse di diploma e di frequenza di 15,13 Euro), di cui è annuale solo la tassa di frequenza, mentre le altre devono esser pagate in casi specifici durante il percorso formativo.
L’unico contributo che lo studente è tenuto a versare alla scuola è il rimborso delle spese sostenute dall’istituto per conto delle famiglie, quindi libretto delle giustificazioni, carta per le pagelle, e polizza assicurativa. Una cifra complessiva di 20-25 Euro.

Come si sa, i tagli economici effettuati dallo Stato all’istruzione gravano la situazione scolastica attuale, e in tal senso il bisogno di denaro per il mantenimento dei servizi formativi giustifica le richieste di contributi da parte degli istituti. Maggiori perplessità sono dovute all’ “l’inganno” attraverso cui alcune scuole chiedono denaro ai cittadini, non rendendo evidente la natura facoltativa del pagamento e in  casi specifici sostenendo l’impossibilità degli studenti di partecipare alle lezioni in caso di mancato pagamento. I genitori devono esser liberi di scegliere, devono esser consapevoli delle difficoltà che il mantenimento dei servizi e delle strutture comporta, e conseguentemente decidere se versare un contributo anche in base alle proprie possibilità economiche.

Laura Padoan

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