L’elezione al soglio pontificio di Papa Francesco faceva prospettare a tutti, cattolici e non, fedeli praticanti e non, un ritorno a una Chiesa povera e “delle origini”, capace di essere per la gente e tra la gente. L’inaugurazione del MetGala2018 organizzato presso il Metropolitano museum di New York ha fatto capire che la Chiesa è sicuramente “tra” la gente, ma a quale costo è difficile dirlo.

L’evento è stato infatti caratterizzato da una parata di stelle (da Salma HayekSarah Jessica Parker) abbigliate di capi dal dubbio gusto estetico innanzitutto tese a richiamare il mondo e la simbologia del cristianesimo. L’evento, tuttavia, non era dedicato alla moda in sé e per sé, ma all’arrivo al museo di un buon numero di paramenti sacri prestati dalla stessa Cappella Sistina e che saranno protagonisti fino a ottobre della mostra Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination.

Quella che poteva essere dunque una mostra all’insegna del significato profondo che la decorazione dell’abito talare sta a significare, è passata già ancor prima di iniziare come una carnevalata kitch.

Non ci sarebbe nulla di male – o meglio ce ne sarebbe ma limitato al peccato veniale del cattivo gusto – se questa cerimonia non sia stata addirittura gradita da membri del clero. Come ad esempio il cardinale arcivescovo di New York, Timothy Dolan, che di fronte a questa sfilata ha dichiarato “Siamo qui perché al centro del cattolicesimo i valori sono verità, bontà e bellezza“. Non solo, stando a delle indiscrezioni, un iniziale sì alla mostra è stato dato da George Ganswein, Prefetto della Santa Sede all’epoca dei fatti.

Un’operazione che vede coinvolti anche altri nomi dell’alto clero, tra cui Greg Burke, che ai curatori della mostra segnala che una procedura simile non necessita di un ok finale da parte del Pontefice. Una volta ottenuti gli abiti e gli ornamenti necessari per la mostra, addirittura è James Martin – consulente del Segretariato per le comunicazioni del Vaticano – ad aiutare i curatori nella stesura del catalogo e a suggerire l’invito del cardinale Gianfranco Ravasi alla presentazione della mostra.

Come conciliare dunque una simile organizzazione e apprezzamento di certe sfilate che per molti fedeli potrebbero sembrare addirittura blasfeme con la predicazione tanto accurata quanto – a questo punto – fallace come quella di Francesco? Semplicemente, è impossibile. A meno che non si ammetta che della Chiesa povera che ci aspettava con Francesco è rimasta solo la speranza. In sostanza, non basta chiamarsi Francesco per essere francescani.