Trento. Il fenomeno dell’Adunata esplorato dagli studenti di Sociologia

Per la prima volta un’Adunata nazionale degli Alpini verrà analizzata anche per il suo impatto sociale, per le energie che mobilita, per i valori che implica. Una sfida non da poco per 19 studenti iscritti al secondo anno del Corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio (curricula Gestione delle Organizzazioni) – Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento – che in queste settimane stanno affrontando l’Adunata degli Alpini 2018 come caso di studio per finalizzare un’analisi sia organizzativa, sia sociologica sul tema dei grandi eventi e dei valori ad essi correlati. L’idea di prendere in esame l’Adunata è nata dalla professoressa Albertina Pretto che in collaborazione con il COA e la Sezione ANA di Trento è riuscita a coinvolgere la sua classe in un’impegnativa ma avvincente ricerca sull’impatto sociologico di quello che è il più grande evento ripetitivo a livello nazionale. Finora sono state realizzate 43 interviste in profondità, seguendo la tecnica dei racconti di vita, atte a comprendere a fondo le motivazioni delle azioni dei volontari e le loro esperienze all’interno dell’ambito organizzativo.

Muniti di registratori e tanta curiosità, i ragazzi hanno così intervistato non solo le penne nere, ma anche tante altre persone coinvolte a vario titolo nella macchina organizzativa, che include partner e stakeholder ai quali a volte non si pensa: da chi produce le transenne a chi gestisce i servizi igienici mobili, da chi costruisce app e siti web a chi si occuperà poi di raccogliere i rifiuti. Anche la mobilità creata da un grande evento richiede uno sforzo incredibile: l’ampliamento delle linee di comunicazione, il prendere accordi con le Ferrovie dello Stato, con le società autostradali e con chi gestisce il trasporto pubblico, e ancora con chi si occupa della sicurezza e della sanità nella città che ospita dell’evento. I prossimi passi saranno quelli di arricchire la ricerca con le interviste a figure istituzionali. Nei giorni dell’Adunata, poi, i ragazzi dovranno rimanere osservatori vigili, raccogliendo ulteriori elementi utili alla loro indagine, mentre nel periodo post-evento saranno impegnati nel rilevare, attraverso dei questionari, le impressioni e le percezioni della cittadinanza. Un argomento talmente avvincente questo che due studenti del Corso, Fabio Panceri e Antonella Lombardi, hanno scelto di approfondire il tema Adunata anche nelle tesi di laurea magistrale che discuteranno entro l’anno.

Come si legge nella descrizione del progetto di ricerca: “Attirando in un luogo centinaia di migliaia di persone, i grandi-eventi o mega-eventi – tema ancora scarsamente trattato in Italia, che sta prendendo invece sempre più spazio nella letteratura e nella ricerca internazionale – diventano occasioni di grande significato economico, politico e sociale, ma molte sono le implicazioni relative alla loro organizzazione che vale la pena capire, descrivere e spiegare, mettendo in luce altresì le criticità e le soluzioni adottate per mitigarle e risolverle. Se eventi come il Giubileo avvengono sempre nella stessa città (Roma), vi sono eventi che cambiano sede di volta in volta rendendo l’organizzazione più complessa in quanto deve adattarsi a situazioni logistiche differenti. Questo è il caso dell’Adunata che cambia località ospitante con cadenza annuale”. “L’obiettivo è duplice – spiega Albertina Pretto, insegnante di Metodi qualitativi e laboratorio di ricerca e responsabile scientifico e organizzativo dello studio sull’Adunata -. Da una parte la ricerca mira ad analizzare l’Adunata sotto il profilo organizzativo, cercando di capire con che modalità l’ANA organizza ogni anno questo grande evento. Dall’altra si focalizza sull’identità e sul senso di appartenenza all’associazione, su quali siano le motivazioni e i valori che accomunano gli organizzatori e mobilitano ogni anno così tante energie. Da un punto di vista sociologico, infatti, il coinvolgimento nell’organizzazione di un evento rafforza il senso di appartenenza a un gruppo e l’identità sociale, entrambi elementi che vengono trasmessi attraverso simboli e riti anche a coloro che all’evento partecipano come spettatori”. “Le analisi di queste dinamiche sociologiche – conclude la professoressa – possono aiutare a spiegare i motivi per cui l’evento Adunata attiri anno dopo anno un numero sempre crescente di partecipanti e spettatori”.

Come sottolinea il Presidente del COA Renato Genovese: “Questo studio è una novità nell’ambito delle Adunate. Nel 2013, in occasione dell’Adunata di Piacenza, l’Università Cattolica di Milano aveva condotto uno studio sull’impatto economico dell’evento, ma un’indagine sociologica sull’Adunata non era mai stata fatta prima. Per noi è davvero importante e soprattutto gratificante che questo tipo di studio venga realizzato proprio a Trento, territorio alpino, dove la Facoltà di Sociologia è nata e vanta un prestigio a livello nazionale, da studenti che provengono dalle più svariate aree geografiche. Uno studio sociologico che permetterà di avere un interessante quadro su questo evento di massa, sia dal punto di vista organizzativo che valoriale, considerando che si tratta di una macchina organizzativa che varia di anno in anno ed è costituita esclusivamente da professionalità alpine tratte dal volontariato. Ad emergere sarà anche la percezione di chi ospita questa manifestazione, la più grande che c’è a livello nazionale”.

Gli esiti dello studio sociologico saranno presentanti in una conferenza pubblica verso fine anno