Un pezzo di sinistra scompare: Bianca Berlinguer via dal TG3

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Una notizia che conferma come l’estate sia una stagione calda per le notizie: Bianca Berlinguer verrà mandata via dalla direzione del TG3. La notizia, anticipata dal Corriere della Sera, anticipa il risultato dell’imminente giro di nomine in Rai. Si sarebbero proposti come nuovi direttori Ida Colucci al posto di Marcello Masi al Tg2 e Luca Mazzà sostituisce Bianca Berlinguer al Tg3. Resta al suo posto invece Vincenzo Morgante, al Tgr, mentre a Rai Parlamento è stato proposto il nome di Nicoletta Manzione, la corrispondente da Berlino.

Una nomina che vede un personaggio renziano dirigere il canale affidato, all’interno della lottizzazione della Rai, al Partito Comunista Italiano.

Enrico Berlinguer, padre di Bianca
Enrico Berlinguer, padre di Bianca

Bianca Berlinguer era nella redazione del telegiornale del terzo canale fin dagli anni ottanta. Figlia del Segretario del Partito Comunista Italiano, Enrico, non ebbe problemi a entrare nel mondo Rai. Conduce l’edizione serale ininterrottamente dal 1991 e ha presentato inoltre Primo piano, rubrica di approfondimento della stessa testata giornalistica su Rai 3. Dal 2009 poi la direzione del telegiornale

Per lottizzazione si intende quella varata durante la Prima Repubblica dai principali partiti politici italiani d’allora. Rai 1 era influenzata dalla Democrazia Cristiana, Rai 2 dal Partito Socialista Italiano e Rai 3 dal Partito Comunista Italiano. Stessa cosa avvenne nei canali radiofonici e relativi giornali radio dove Radio 1 esprimeva le istanze del centrosinistra, mentre Radio 2 era più vicina all’area di centrodestra; Radio 3 invece fu destinata ai partiti minori.

In lista per il ruolo di direttore del TG1 vi era, fino a pochi giorni fa, Enrico Mentana. Il direttore del TGLa7 ha rigettato ogni possibile incarico affermando: “Ho lasciato la Rai esattamente 25 anni fa, alla fine di luglio del 1991. Non ho nessuna intenzione di tornarci. Quell’azienda, in cui lavora anche tanta gente valida, non riesce a guarire dal virus dell’invadenza politica. Ogni volta, appena eletto, il premier di turno assicura che in Rai non toccherà una pianta e che anzi la libererà dall’assedio dei partiti. Di fatto, riforma dopo riforma, il governo resta a capotavola e i partiti hanno il posto apparecchiato. Ora sento che si vorrebbero cambiare i direttori dei tg, nei prossimi giorni. È un classico della Rai fare le nomine in piena estate, per ovvi motivi. Avvenne anche un anno fa, con i vertici e il cda. Ma il problema è che fra tre mesi, più o meno, c’è il referendum, cioè l’appuntamento cruciale di questa fase politica, e ogni modifica verrà vista come un tentativo di aggiustare il tiro, “su ordine di” o “per favorire” o “per impedire”. Ecco, e i giornalisti lì in mezzo al fuoco incrociato di politici e consiglieri che litigano e minacciano. E la Rai liberata dalla politica? Una fiction”. 

Parole forti, certamente resterà impressa con questo rinnovo l’eliminazione dell’ultimo simbolo del PCI sul Terzo canale.