UNIVERSITA’: TRA PRESENTE E FUTURO

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A parole sono tutti d’accordo. La priorità, all’inizio del cammino di tutti i politici, è rimettere al centro della discussione la scuola, l’università, l’istruzione. Ma dopo poco tempo, per magia, questi temi svaniscono, soppiantati da riforme del Senato, leggi elettorali e decreti improrogabili.

Ogni giorno si vede quanto l’università italiana abbia bisogno di essere profondamente rinnovata e addirittura ripensata dalle fondamenta. Dal sistema di scelta dei professori ai criteri per fare carriera, dalle modalità d’esame al metodo di lezione fino al contenuto stesso degli insegnamenti.

L’università italiana attraversa un momento di grande crisi, come del resto risulta da tutte le classifiche internazionali che, pur avendo un valore relativo, vedono i nostri atenei languire in posizioni poco esaltanti.

Il punto da cui partire è ripensare il ruolo stesso dell’università, che dovrebbe essere accessibile a tutti e curare di più la qualità dell’insegnamento. Invece basta incrociare i dati delle classifiche internazionali con quelli che l’Istat ha fornito a febbraio di quest’anno, secondo i quali l’Italia, con solamente il 21,7% dei giovani italiani tra i 30 e i 34 anni in possesso di un titolo di studio universitario (percentuale di 14 punti inferiore alla media europea), per rendersi conto dell’enormità del problema.

Da una parte le tasse universitarie, in aumento negli ultimi tempi, sono una spesa importante per una famiglia e, soprattutto in questo momento di crisi, non tutti possono permettersi di sostenerla. Dall’altra la diminuzione del numero di laureati indica che ormai non si guarda più all’università come mezzo per raggiungere un lavoro di alto livello, come “ascensore sociale”. E questa è la più grande sconfitta che un sistema educativo e formativo possa subire: essere considerato inutile o per lo meno superfluo, dato che chi si laurea spesso non ottiene i giusti riconoscimenti o un impiego adeguato al livello di conoscenze raggiunto.

Bisogna poi chiedersi se sia tanto alto, questo livello di conoscenza. Sempre più spesso gli studenti sembrano ignorare le basi della lingua italiana ed hanno un livello di cultura generale imbarazzante. La colpa di ciò è sicuramente da ascrivere allo scarso livello della scuola italiana e di molti dei suoi professori: accanto a professionisti motivati e capaci si trovano individui incapaci di insegnare e molto poco preparati. Dare a queste due categorie le stesse opportunità di incidere sulla vita degli studenti significa sminuire il lavoro di chi svolge la professione di docente con passione ed impegno, facendo crescere i ragazzi.

E così si entra in una spirale negativa, un circolo vizioso che non si può spezzare se non ripensando il tutto, riformando in profondità il sistema educativo italiano, liberandolo dalle catene che l’hanno reso un luogo poco attraente per i ragazzi e vittima di logiche spartitorie e molto poco meritocratiche.

L’unico modo per ridare ossigeno ad una società immobile e gerontocratica come quella italiana è formare una generazione di ragazzi che sia impossibile ignorare, perchè dotati di cultura, immaginazione e spirito critico, qualità che solo un sistema scolastico ed universitario degni di questo nome possono fornire.

E’ questo il regalo più grande che la classe dirigente attuale può fare non solo ai giovani italiani, ma a tutti.

Martino Ferrari

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