“GENNY A’ CAROGNA” E L’ITALIA

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Che l’ Italia sia caduta in basso non è di certo una novità. Quella che sicuramente non ci si attendeva è una plateale dimostrazione del fallimento di un intero apparato burocratico istituzionale che avrebbe dovuto reggere questo Paese. Protagonista dell’intera vicenda ? “Genny” detto “a’ Carogna”, capo ultrà della tifoseria del Napoli, il cui nome sta letteralmente spopolando ovunque: per le strade, in rete, in televisione. Non c’è momento in cui non si senta parlare del fatidico “Genny a’ Carogna”.

Secondo quanto raccontato dai media, prima della finale di Coppa Italia, giocatasi a Roma, un tifoso napoletano, Ciro Esposito,  è stato colpito da un colpo di arma da fuoco sparato da un tifoso romano, mentre la tifoseria si stava dirigendo all’Olimpico. In gravissime condizioni di salute, è stato immediatamente trasportato ai Gemelli di Roma. La tifoseria napoletana, nel frattempo arrivata allo stadio, è in pieno tumulto. Non vogliono assolutamente che si giochi la partita. Fumogeni e bombe carta raggiungono il campo, colpendo un vigile del fuoco e qualche steward. La situazione sembra essere fuori controllo quando, sempre secondo i media, il capitano della squadra del Napoli, lo slovacco Marek Hamsik, si dirige verso la tifoseria del Napoli. Portavoce delle migliaia di persone presenti si fa proprio lui, il capo ultrà: Gennaro a’ Carogna.

Proprio qui, l’Italia intera si divide.

Secondo la stampa, il capitano del Napoli sarebbe andato a “trattare” un possibile inizio del match, davanti agli occhi delle più importanti autorità dello Stato. Si ricorda che allo stadio era presente non solo il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ma anche il Presidente del Senato, Grasso. Nonché numerose altre autorità, come il numero uno del CONI, Malagò. Dopo un evidente “ Sì” del mitologico “Gennar”, la partita può avere inizio.

Secondo il Questore di Roma (in conferenza stampa), e lo stesso “Gennar a Carogna” (sul Mattino di Napoli) le cose non sono andate così. Si riporta parte dell’intervista rilasciata dal tifoso sul Mattino.

 

Come è andata veramente sabato a Roma? «Quelle che sono state scritte sono tutte sciocchezze. Hamsik è venuto da noi solo per rassicurarci sulle condizioni del nostro amico, per dirci che stava meglio, che poteva farcela. Lo stesso messaggio che ci hanno dato le forze dell’ordine. Noi abbiamo parlato con tutti con calma e rispetto, senza minacce o provocazioni. Non c’è stata alcuna trattativa tra la Digos e la curva partenopea sull’opportunità di giocare o meno la partita. Il resto sono invenzioni dei giornalisti».

Quindi nessuna trattativa? «Ovviamente no. Quello che è successo sabato è inaudito, non era mai accaduto che qualcuno sparasse ai tifosi. Di tutto questo sembra non importare niente a nessuno. Ma a noi sì, a noi interessa. Ed è per questo che abbiamo deciso di rinunciare alla coreografia che avevamo organizzato e che ci era costata quindicimila euro. E la stessa cosa hanno fatto anche i supporter della Fiorentina. Come avremmo potuto srotolare gli striscioni, e cantare, e ballare quando uno di noi era in fin di vita? Ci siamo rifiutati di farlo. Ma non abbiamo minacciato nessuno e non abbiamo detto di non giocare. Né avremmo avuto il potere per farlo. Noi non possiamo decidere nulla».

Ingiustificabile, senza dubbio, la maglietta inneggiante la libertà di “Speziale”, che il tifoso sfoggiava con fierezza all’Olimpico. Si ricorda che Speziale è stato condannato per l’omicidio dell’Ispettore di Polizia Filippo Raciti.

Dunque, come sempre, l’Italia è spezzata in due. Chi crede alle parole del Questore di Roma, il quale, per salvare la faccia all’intero apparato istituzionale non avrebbe davvero potuto dire altrimenti, e chi crede a quello che ha apparentemente visto.

Gli italiani sono perplessi.

Su Facebook qualcuno, ironicamente, si è chiesto che margine di trattativa avrebbe avuto “Gennaro a’ Carogna” nel 1930, del resto l’Italia è una Repubblica basata sul calcio.

 

Andrea Gelich

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