Gli impiantisti in prima linea per la “Carta di Cortina”

”La Carta di Cortina afferma un principio importante: non c’è dicotomia tra le infrastrutture come gli impianti di risalita, o di innevamento, e il rispetto dell’ambiente”.Questo il punto principale sottolineato da Valeria Ghezzi, presidente ANEF – Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, durante la tavola rotonda su “Il ruolo della donna per lo sviluppo di un turismo sostenibile dei territori di montagna”. Un appuntamento tenutosi mercoledì 22 agosto a Cortina eorganizzato da Ministero dell’AmbienteConvenzione delle Alpi Delegazione Italiana della Convenzione delle Alpi, con la collaborazione di Fondazione Cortina 2021.

In mattinata la presidente ANEF ha partecipato ai lavori a porte chiuse insieme ad altre relatrici attive in organismi internazionali protagonisti nel settore pubblico e privato, con ruoli importanti nella ricerca scientifica e nelle istituzioni, in particolare il Ministero dell’Ambiente. Nel pomeriggio Valeria Ghezzi ha proseguito presenziando a un incontro aperto al pubblico sullo stesso tema, insieme ad altri importanti relatori, rappresentanti di Regione Veneto, Comune di Cortina, FISI, Fondazione Dolomiti UNESCO.

Al centro della giornata, la Carta di Cortina, il documento, siglato nel 2016, con cui la cittadina alpina si impegna nella tutela del territorio riducendo l’impatto ambientale in occasione dei grandi eventi sportivi invernali, in vista dei Mondiali 2021. Tra i firmatari, a fianco di Ministero dell’Ambiente, il Comune di Cortina d’Ampezzo, la Regione Veneto, ANCI, CONI, FISI, la Fondazione Dolomiti UNESCO, sprecozero.net e anche ANEF. L’Associazione che riunisce il 90% degli impianti funiviari italiani, 1.500 aziende tra Alpi e Appennini, partecipa con i partner nella costruzione di un percorso virtuoso e partecipato che parte dalla valorizzazione e tutela del territorio.

Valeria Ghezzi ha raccontato come il settore della mobilità a fune sia centrale, oggi più che mai, nell’affermazione di un modello di sostenibilità per le terre alte. “Gli impianti sono un mezzo di trasporto sostitutivo della gomma, generalmente alimentato ad energia rinnovabile, che rende l’incanto dei panorami di alta quota accessibile a tutti, perché chi frequenta la montagna la conosce, la ama e la difende” ha affermato. “Quando vendiamo uno skipass o un biglietto di andata e ritorno stiamo proponendo, in realtà, ciò che si ammira quando si scende dall’impianto: un paesaggio vivo, delicato e magnifico”.

Difendere questo patrimonio è perciò imperativo, come sottolineato da un’altra relatrice, Mara Cernic, presidente Gruppo di Lavoro Turismo Sostenibile della Convenzione delle Alpi. Nel riassumere sinteticamente quanto emerso durante la tavola rotonda, la Cernic ha evidenziato l’impegno collettivo di tutti gli attori, non solo pubblici, ma anche privati: in particolare, le imprese che si impegnano ad offrire al turista un’esperienza autentica di immersione nella natura, lavorando attivamente per ridurre sprechi di risorse e impatto ambientale. “Gli operatori economici della montagna sanno che il paesaggio possiede un valore culturale, naturalistico ed economico che va preservato e tutelato. Per farlo ci si serve anche dell’innovazione, che è un’alleata della sostenibilità ambientale: permette di ridurre gli impatti e aumentare l’efficienza” ha sostenuto.

“La tecnologia non è nemica della natura, al contrario” ha ribadito in proposito Valeria Ghezzi. “Ci permette di investire nell’ammodernamento, e quindi di ridurre i consumi di acqua ed energia, diminuire la produzione di rifiuti, limitare l’impatto ambientale”.
Un impiantista, ha concluso Valeria Ghezzi, “è un presidio per il territorio e una barriera contro il dissesto idrogeologico. La sostenibilità ambientale è inoltre associata anche a quella sociale ed economica: l’industria che ruota intorno al nostro settore ha ricadute positive sul territorio in termini di occupazione e contribuisce alla lotta allo spopolamento delle aree decentrate, attirando capitali e investimenti”.