Le bandiere non esistono più?

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La giornata di Serie A che deve concludersi (stasera alle 20.45 l’ultimo posticipo, tra Bologna e Verona, allo stadio Dall’Ara) ha messo in luce in maniera evidente una delle principali accuse al nostro calcio: l’assenza delle bandiere.

A cominciare dall’annosa questione del trattamento riservato dalla Juventus a Del Piero e della pesante eredità di quel numero 10, finito oggi sulle spalle di Pogba, che colleziona l’assist per il gol di Mandzukic, che forse vale lo scudetto (il quinto consecutivo).

Potrebbe valere lo scudetto a causa dell’incredibile risultato maturato al Friuli, Udinese 3 – 1 Napoli. Qui la questione bandiere è duplice: da un lato l’incredibile situazione che si sta vivendo in casa friulana, con Di Natale, in passato terrore di tutte le difese e oggi separato in casa, con una lunghissima querelle con il mister Colantuono (che ha pagato con il posto i pessimi risultati sul campo e un’evidente crisi dello spogliatoio). Dall’altra una “bandierina“, Higuain, che dopo aver realizzato il trentesimo gol stagionale perde la testa, iniziando a giocare solo di nervi, per poi farsi espellere.

Situazione che si aggraverà per aver contestato l’arbitro Irrati ed averlo spintonato. Generalmente questi “exploit” vengono puniti con 3 giornate di squalifica, che, de facto, consegnano il titolo alla Juventus.

Al Bentegodi di Verona, invece, si consuma l’ennesimo atto di quella che potrebbe essere la tragedia sportiva del Palermo e del suo capitano Sorrentino. L’esperto portiere dei rosanero, che con le sue dichiarazioni scomode (“Abbiamo vinto senza allenatore”, disse dopo la vittoria sul Verona) che portarono all’esonero di Ballardini, dando il via alla girandola di allenatori che ha fatto di Zamparini una barzelletta, subisce tre gol dalla sua ex-squadra, dalla quale si separò in malo modo. Cosa che gli è valsa la bordata di fischi iniziale, a indicare come una bandiera può anche diventare un “disprezzato”. Il Palermo ora è penultimo, a fortissimo rischio retrocessione, mentre il Chievo vola a 41 punti, al nono posto, e un punto in meno della Lazio ottava.

Lazio che crolla nel derby romano, cedendo per 4-1 alla Roma, che ha invece ammainato definitivamente la più nota bandiera italiana rimasta: Francesco Totti. In conferenza stampa il mister giallorosso Spalletti ha dichiarato “Da tifoso, schiererei Totti. Da allenatore devo valutare“. A giudicare dai risultati ottenuti dalla Roma (che da quando ha richiamato Spalletti ha collezionato 29 punti in 12 giornate, seconda solo alla Juventus). In una piazza storicamente instabile, a livello psicologico, Spalletti sta avendo il coraggio di mettere da parte un pezzo di storia giallorossa, in cambio però di risultati convincenti e di un gioco spettacolare.

In casa Lazio, Pioli paga con l’esonero la sconfitta nel derby. Ora il mister biancoceleste sarà Simone Inzaghi, che è a libro paga dei capitolini dal lontano 1999, sperando che non faccia la fine (sportiva) del fratello, ex allenatore del Milan.

Milan che prima della partita di Bergamo contro l’Atalanta, ha ricordato (come in tutti i campi di Serie A) il padre della Bandiera e a sua volta bandiera dei rosso neri, Cesare Maldini, morto nella notte tra il 2 e il 3 Aprile. Sicuramente, da lassù, Maldini sr. non avrà preso bene la prestazione dei suoi, data la sconfitta per 2-1 confezionata dai bergamaschi, che col gol in rovesciata di Pinilla, che sembra saper segnare solo così, possono praticamente festeggiare l’ennesima salvezza.

Nel mentre, l’Inter cede a un Torino che in questa stagione sta raccogliendo veramente poco, rispetto alle attese. I nerazzurri ritrovano il gol di Icardi, capitano dell’era post-Zanetti. Ecco, forse proprio la mancanza di un leader, ruolo che, ovviamente, un ragazzo di 23 anni non può ricoprire, è la causa del tracollo interista, precipitato dal primo al quinto posto.

In chiusura, il già citato posticipo tra Bologna e Verona, in cui una squadra di giovani, guidata dall’esperto Donadoni, sta portando a casa una stagione strepitosa, mentre i gialloblù sono con un piede e mezzo in Serie B. Il capitano del Verona, Luca Toni, due settimane fa, dopo la sconfitta con il Carpi per 1-2, ha dichiarato “Abbiamo fatto ridere, ci meritiamo i fischi ed abbiamo buttato via un altro match point. Probabilmente alcuni giocatori non sono da Serie A, forse anche io non sono più quello degli scorsi anni. Stanno venendo fuori tutti i nostri limiti, meritiamo la retrocessione in Serie B“.

In questo caso la bandiera non ha né dato stimoli in vista della volata (difficilissima) per la salvezza, né salvato la squadra davanti a tutto e tutti, né dato speranza ai tifosi. Bandiera auto-ammainata.

Di Riccardo Ficara