Che la figura di Maradona sia strettamente politica è ampiamente saputo: dal goal contro l’Inghilterra nel 1986, un goal che fu una rivincita per l’intero popolo argentino dopo la guerra delle Malvinas, sino al suo dito medio in occasione della vittoria dell’Argentina sulla Nigeria, in pieno contrasto con le varie politiche delle federazioni calcistiche a promozione del calcisticamente e sportivamente corretto. Ovviamente non si possono dimenticare le sue dichiarazioni a favore della Cuba castrista o del Venezuela di Chavez. Maradona fa sempre parlare di sé, nonostante abbia appeso le scarpette al chiodo nel lontano 1997, l’ex stella del Napoli e dell’Argentina, è sempre protagonista ( e spesso in negativo ) nel mondo del calcio, sia per i suoi gesti sia per le sue continue dichiarazioni fuori dal campo.

Durante la partita Nigeria – Argentina, valida per l’accesso agli ottavi dei Mondiali, l’ex Pibe de Oro, si è preso la scena sugli spalti dopo il gol del 1-2 segnato dal difensore Rojo. Maradona infatti, come un po’ tutti gli Argentini non è risuscito a contenersi dalla gioia, esultando in modo decisamente poco elegante, sfoderando ai tifosi sottostanti non uno ma ben due dita medie alzate. Un gesto che sicuramente farà parlare di lui ancora a lungo nei prossimi giorni, perché è un gesto che va oltre al solito concetto del “calcisticamente corretto” al quale oramai siamo abitanti da diverso tempo.

Maradona ed il fair-play sono due concetti che comunque faticano a coesistere. Tutti i veri nostalgici del calcio intatti ricorderanno Argentina-Inghilterra di Messico 1986, dove oltre al Gol, quello con la G maiuscola, quello forse più bello e famoso del mondo, Diego segnò pure l’altro gol, quello che lo consacrò come la “mano de Dios”.

Un fenomeno quindi non solo con i piedi, ma anche con le mani, a distanza di 32 anni e sempre ai mondiali, dal Messico alla Russia, Diego rispolvera, questa volta nella versione di 1/5 quella “mano” che fece il giro del mondo.

Del resto Maradona ha sempre criticato le politiche attuate dalle federazioni calcistiche e il gesto dei Mondiali del 2018 non è altro che un’ennesima conferma alla sua visione di critica a un sistema che tenta inutilmente di essere troppo corretto.