Messi, Dybala e il peso dei numeri 10

Il 10 è sempre stato nella storia del calcio il numero più rappresentativo, quello che indica il calciatore più forte e più carismatico della squadra. Giusto per citarne alcuni, Pelè, Baggio, Del Piero, Platini, Zidane, Ronaldinho, Maradona e Messi hanno indossato tutti questo numero, ed è proprio nei confronti di quest’ultimo che in questi giorni la critica mondiale si sta scagliando.
Parliamoci chiaro, il valore tecnico di Lio, non si può e non si deve discutere, perché stiamo parlando di un giocatore che ha rivoluzionato il calcio, un ragazzo da 643 gol in carriera ed una quantità di trofei che nemmeno grandi club possono vantare.
Ciò che da anni la stampa ed il popolo, non perdonano a Leo, è il suo non essere decisivo per la sua nazionale, è quello scomparire quando serve e deve apparire, è il fatto di aver perso la finale del Mondiale 2014, ed aver perso tre finali di Coppa America, 2007, 2015, 2016, sbagliando pure il rigore decisivo, ma questo era successo pure ad USA 1994, al nostro Robi Baggio.
Messi sa di giocare per una nazione intera, e sa di avere il peso di dover dimostrare ogni giorno di essere superiore ad una persona che in patria, essendo per gli Argentini il calcio religione, è paragonata a Dio; Diego Armando Maradona, l’uomo capace di vincere da solo Messico 1986.
Il continuo confronto tra i due, che pesa come una spada di Damocle, ma del resto questo è il peso che hanno sulle spalle tutti i numeri 10, i continui paragoni, le aspettative da dover rispettare e soprattutto il giudizio dei tifosi che passano dal idolatrarli al crocifiggerti nel giro di pochi minuti, questo problema di Messi, del resto è lo stesso che affligge Dybala in Nazionale, la “Joya” infatti è indicata come il suo naturale erede, purtroppo però in nazionale Paulo, non riesce a replicare le prestazioni fatte con la Juventus.

Un Argentino troppo Spagnolo

Si perché Messi a differenza di molti grandi trascinatori delle Nazionali, è di fatto cresciuto calcisticamente e caratterialmente in Spagna, nel Barcellona, dove vive da ben 18 anni, e dunque non è mai stato se non in tenera età, a stretto contatto con “la sua gente” e quindi spesso con l’Albìceleste è privo di quella “Garra” che spesso contraddistingue i giocatori argentini, come appunto avevano Maradona, Tevèz e Simeone, per parlare di tempi più recenti, gente nata e cresciuta nei Barrio, che ha visto nel calcio la sola via di salvezza da un futuro molto cupo. Tutt’altra vita, non comunque facile, ha vissuto Leo prelevato a 13 anni dal Barcellona, accudito, curato e cresciuto nella Masia Catalana, cresciuto con i suoi compagni di sempre, quelli di mille trionfi con il Barca, che quindi hanno reso molto più Spagnolo che Argentino il fenomeno di cui parliamo.

Fiero delle sue origini

Messi però non ha mai voluto la cittadinanza spagnola e soprattutto ha sempre voluto giocare per l’Argentina, perché in cuor suo sapeva che un giorno sarebbe stato lui il prescelto per guidare il popolo al successo, sapeva che un giorno anche lui avrebbe avuto la 10 che fu di Maradona. Messi ha dato tutto se stesso per la nazionale, continuerà a farlo, ma gli insuccessi non sono solo colpa sua, ma di squadra, federazione ed allenatori che spesso hanno sbagliato molto più di lui e che purtroppo non avevano il peso sulle spalle di quel numero che si scrive 10, ma nel calcio vuol dire tutto.

Adorno Daniele